Un novembre di nebbie mentali

Un novembre di nebbie mentali

Alle volte ci si rende conto che la vita è tutta nella tua mente, nel bene e nel male.
Solo dentro di essa alle volte trovi la libertà  o la perdi definitivamente. Ma di certo trovi momenti di consolazione, in cui puoi sognare e credere che qualcosa della tua vita non sia stato del tutto un fallimento.

In questo ultimo mese mi sono persa qui in casa a cercare di sistemare una serie di cose “tecniche” del sito, ho ricopiato centinaia di aforismi e citazioni, ho integralmente riportato il libro “The Prophet” di Gibran nella sezione dei poeti. Mi sono persa per mille sentieri, ho pensato ad infinite cose.

Qui non esiste distrazione o disturbo di alcun genere, salvo il minimo di doveri che ho nei confronti di Elio e di me stessa: un pasto caldo almeno la sera e un momento per uno spuntino alle 14. Il resto è tempo mio, vuoto, infinito e da riempire in qualche modo.
Alle volte sembra di vivere in una nebbia ovattata, che attutisce tutto, che non ti fa provare nulla se non un senso di vuoto immenso. E quando questo vuoto ti sommerge, allora preferisci una fuga all’interno di te stessa, perché almeno questa dovrebbe essere una via di uscita “sicura”, dovrei conoscermi abbastanza no?

Ed invece è solamente uno scivolare senza possibilità di fermarsi, alle volte ho cercato di descriverla prendendo le immagini direi quasi “classiche” dei film sugli zombies.
Presente la scena delle fughe dei “viventi” inseguiti dai morti? Io ricordo perfettamente una scena: lo scavo di una piscina in cui un essere vivente cascava mentre cercavo di fuggire dai morti incalzanti. E il tentativo di risalire da questa buca fangosa, sotto un diluvio universale, attaccandosi a delle radici che sporgevano dallo scavo. E dietro, che cercavano di afferrarlo, i morti viventi. 🙂
Sembra una scena da film horror che in fondo ti fa ridere, perché nella nostra mente scatta la molla della ragione che ci dice che tutto questo è solo fantasia.
E così dovrebbe essere…. ma se invece non lo fosse. Se invece fossi tu quello che cerca di scappare da qualcosa che vuole chiuderlo per sempre nel buio? E se sentissi in te l’angoscia di chi cerca di scappare e di salvarsi da quell’oscurità?

A me succede, troppo spesso.

E allora cerco le mie vie di scampo personali: i ricordi, la mia unica realtà. E quindi poco alla volta visto che ormai sono un bradipo senza fiato, mi sono portata qui in studio un po’ di album di fotografie del passato, per ricordarmi di momenti in cui ero viva, ero utile e soprattutto non ero sola.
Mi piacerebbe comprarmi uno scanner per negativi per potere salvare tutte le migliaia di negativi che ho di sotto e poterle salvare in digitale per i miei figli. Credo che le nostre radici siano la cosa più importante e forse la sola cosa certa che abbiamo.

Le radici non si vedono, ma sono loro che ci tengono ancorati alla terra. Sono brutte, ma sono loro che ci danno il cibo con cui viviamo. A differenza dei fiori, belli e colorati, vivono nel buio. Ma senza di esse i fiori non ci sarebbero. Un fiore muore ma le radici ne genereranno un altro.

Ma ovviamente, in questo mondo in cui tutto viene giudicato dalla mera apparenza, le radici non sembrano più avere un gran peso nella nostra vita. La famiglia è qualcosa che oggi c’è e domani … puff’… sparita: non serve più.
Ed è così difficile capire cosa realmente siano le cose importanti della nostra vita: lo si scopre sempre troppo tardi o forse lo si capisce solo dopo che non lo abbiamo più. Come tutte le cose ci si dimentica di averle fino a che non le abbiamo perse.

Rileggendo Gibran mi sono resa conto che ogni giorno, al mattino o alla sera, dovremmo guardare nella nostra mente e porci una sola domanda: conosciamo il valore di ciò che abbiamo?
E se ci rispondessimo che non abbiamo nulla, o almeno nulla che ci renda felici, proviamo ad analizzare le cose che comunque abbiamo e poniamoci questa domanda: e se non avessimo queste cose che ci sembrano così poco importanti o che ci sembrano scontate? Come sarebbe allora la nostra vita?

Diamo per scontata l’esistenza di una famiglia, degli amici, del tanto o del poco che abbiamo.
Diamo per scontato che abbiamo una casa e che il terremoto è avvenuto da un’altra parte.
Diamo per scontato che se farà freddo avremo il piumino da mettere.
Diamo per scontato che se avremo un momento difficile prenderemo in mano il telefono e chiameremo un parente o un amico.

Ma tutto questo non è scontato: se lo abbiamo siamo fortunati e anche solo per questo dovremmo essere più felici.

Ecco, ci è voluto tanto tempo anche questa volta per sfuggire alla mia nebbia scura, ci sono riuscita vedendo delle foto e pensando che comunque qualcosa di buono nella mia vita lo ho fatto: i miei figli.

I miei figli Marco e Chiara piccoli

La mia firma con la zampa d'orso!

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