Un altro anno …

Un altro anno …

Cosa posso dire? Che differenza c’è tra 2012 e 2013? O anche 2009? Io non vedo alcuna differenza  salvo quella del mio precoce e rapido decadimento fisico.
Non è che questo mi faccia sentire quindi più serena o più piena di carica nell’affrontare il primo giorno dell’anno….
Qualcuno mi rimprovera di non essere mai felice, altri mi ricordano che abbiamo una sola vita, altri ancora hanno (giustamente) tagliato la corda per non doversi interfacciare con me e con il mio stato d’animo.
Ed io sono convinta che abbiano fatta la giusta scelta. E ne sono convinta al punto tale che ho deciso di chiudere io stessa i pochi rapporti “reali” che mi erano rimasti.
Cosa intendo per “reali”?
Beh, in effetti non è quello che di norma significa…. La mia è sempre e comunque una realtà virtuale, al massimo qualche telefonata e qualche e-mail. Un tempo c’era anche qualche chat, ma sono scomparse anche quelle.
Ma onestamente credo che sia questa la strada da percorrere.

“L’amore è anche imparare a rinunciare all’altro, a saper dire addio senza che i tuoi sentimenti ostacolino ciò che probabilmente sarà la cosa migliore per coloro che amiamo.”

Lo dice Sergio Bambarén  e secondo me dice una grande verità.

Alle volte amare qualcuno vuole proprio dire rinunciarvi, perché potremmo solo fargli del male.
So bene che anche per questa scelta riceverò critiche, ma io sono convinta che sia la cosa giusta da fare. Gli anni salgono, tutti hanno i loro problemi e proprio l’aumentare dell’età rende più faticoso affrontare i problemi. Perché costringere chi amiamo ad appesantire il proprio fardello accollandosi i nostri sfoghi? In fondo nessuno di noi può fare nulla per cambiare le situazioni, quello che forse possiamo fare è alleviare la solitudine con la nostra presenza, offrendo una spalla su cui piangere o stringendo in un abbraccio la persona amica.
Ma quando anche queste cose sono impedite perché esiste una cosa tra di noi, una cosa che crea l’abisso del gelo: la distanza…. Ecco in questo caso perché tenere in vita quel filo forte ma anche fragile di una amicizia.
Anche la più grande amicizia, ed io sono una donna fortunata per averla avuta, ha il diritto ad essere difesa e preservata da quello che potrebbe farle solo male.
Resterà forse solo il ricordo di una grande amicizia? Forse, ma almeno sarà un ricordo lieto, di cose condivise alla pari, di momenti unici vissuti insieme.
Altrimenti si arriverà solo ad essere fonte di preoccupazione, ad essere un peso ed un pensiero che tormenta.
Ed io questo non lo voglio. E non lo lascerò accadere.
Il sole continuerà a sorgere come sempre e la notte arriverà comunque: nulla cambierà.
Ho la fortuna di essere lontana e quindi di potere sparire senza che nessuno se ne accorga. E sta già accadendo.
Ma chissà, forse questo lo sto facendo solo perché vedo meglio di prima il vuoto che mi circonda e voglio dare una luce migliore alla mia squallida solitudine.
In fondo ho visto molto bene accadere la cosa peggiore, quella che ho sempre temuto di più.
E cioè lo sparire di ogni contatto, di ogni mail personale, di ogni chiamata telefonica o di qualsiasi altro momento di vicinanza. Ormai la mia posta raccoglie solo spam o avvisi delle bollette, non è più come un tempo portatrice di tante splendide cose.
Ricordo bene i tempi del mio gruppo di grafica, le mail di Giada, di Pia, di Giorno di Sole, di Manu, di Alex e di tanti altri. Erano solo amici virtuali, ma l’amicizia resta la stessa anche se non ci si è mai visti.
Almeno per me è stato così e quei momenti sono stati i migliori momenti di questi anni canadesi.
Poi ci sono stati i contatti nati attraverso i forum che ho frequentato, ma ho scoperto che è difficile che la gente ti creda onesta e sincera quando apri la tua anima e dici quello che provi.
È stato allora che ho scoperto che la sofferenza del sentirsi traditi è la stessa nel mondo “virtuale” quanto nel mondo reale. Non cambia nulla se chi ti giudica falsa o bugiarda sia una persona che non hai mai visto e che probabilmente non vedrai mai…. Il giudizio cattivo ti affetta come una lama reale.
Ricordo bene quello che accadde in Cook e so quanto ne soffrii. Arrivarono a pensare che casa mia non fosse la mia, che non fosse vero che mio figlio se ne fosse andato da un momento con l’altro.
Io stavo annegando nel dolore di quell’addio inaspettato e avevo avuto il torto di chiedere aiuto.
Non si deve mai chiedere aiuto, le “grandi” persone non lo fanno. Portano con forza e con orgoglio i loro problemi, non si sfogano, non mostrano la parte più nascosta del loro animo.
E così si evitano coltellate. Invidio quelle persone: sono capaci di una forza che io non ho mai avuto.
Per me tutto inizia con il mio prossimo e finisce in esso. Io da sola non sono mai stata nulla, sia i momenti belli che i momenti di maggior dolore hanno avuto una vita solo condividendoli.
Senza dividere ogni cosa la mia vita non aveva senso e quando non ho più avuto nessuno con cui condividere la mia vita, la vita stessa è finita.
Si è trasformata nel mero proseguire dei giorni, delle ore, dei minuti.
Che ti passano sopra, che sono senza luce, che rendono il tuo tempo vissuto in una sorta di assenza.
Ma questa per me non è vita, è solo sopravvivenza di una parte di me, la meno importante, quella fisica. Io non sono quella parte, ne faccio parte ma non è quella la mia essenza.
Io sono quello che penso, quello che credo, quello che vorrei condividere.
Io sono quello che cerco di esprimere senza riuscirci.
Io sono quella parte che vorrebbe essere sempre vicina a chi ama, quella che vorrebbe aumentare il numero delle persone da amare e che ti amano.
Ma tutto questo non esiste più. Esiste solo un corpo decisamente mal messo, che circonda un nucleo di “nulla”.
Ormai esiste solo la lotta alla paura, il timore di perdere la propria autonomia, la certezza che mai accetterei di essere un peso.
Ed ecco perché la prima cosa da portare avanti con questo nuovo anno, è il distacco.
Evitare di comunicare alle persone che amo quello che provo, adoperarmi per rendere la loro vita più “leggera”.
Qui posso scrivere come sempre, i miei rari post sono comunque non letti e mi aiutano a rendere più leggero il mio animo.
La mia fortuna si è anche dimostrata la mia più grande sfortuna: avere avuto amiche uniche, grandi, indescrivibili a parole, hanno solo reso più evidente la mia pochezza.
E ormai la mia inutilità chiude la lista dei miei fallimenti. Quella inutilità che io temevo perché sono assolutamente consapevole che tutta la nostra vita è racchiusa nel fatto di essere utili a qualcuno.
Ed io non lo sono.

La mia firma con la zampa d'orso!

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