Sessanta anni, incredibile!!!

Sessanta anni, incredibile!!!

Mi pare impossibile, mi sono svegliata su un divano in un appartamento all’ottavo piano di Montreal, una giornata disastrata come altre, ossa rotte, gambe che non rispondono e un carico enorme da portare, di cui quello metaforico è certamente il meno pesante. Quello fisico invece mi sta distruggendo e portando via la vita che ancora mi resta.

Appunto una giornata “normale” fino a che Elio, mio marito, è venuto a darmi un bacio e a dire: “Auguri Lio!”
E per cosa ho pensato e detto io….. Poi mi è venuto in mente: 23 settembre, il mio compleanno. Ossignuuuuurrrrrrrrrr!!

Sessanta anni! Io non nascondo la mia età, da mia mamma ho imparato che la parola “vecchio” è dolce, molto migliore dell’eufemismo “anziano”.
Sono vecchia? Non lo so. Se potessi essere solo cuore e mente, pensiero e sogni, beh, non mi sentirei vecchia. È sempre stato il mio problema, non sono mai cresciuta, non sono mai divenuta una “signora” come desiderava tanto mia mamma.
Sono sempre rimasta l’eterno Peter Pan, quello che sogna, quello che crede nelle cose migliori degli esseri umani, quello per cui l’amicizia è la legge trainante della natura ed è importante esattamente come l’amore, ne è una parte integrante.
Ho continuato e continuo ad essere preda ad alti e bassi, una continua roller coaster quotidiana: dalle stelle alle stalle!!
Eppure non cambierei molto di quello che ho fatto nella mia vita, miei miei SESSANTA ANNI di vita.

Infiniti errori, infiniti fallimenti, tanti, forse troppi per riuscire a sopportarli e conviverci.
Eppure tutto quello che ho fatto lo ho fatto credendoci. Non ho mai voluto il male di nessuno anche se forse di male ne ho fatto tanto. E so bene che non volere fare del male non ti scusa certo una volta che il male arriva e fa soffrire.

Forse il male che non mi posso perdonare è quello che ho causato a mia figlia Chiara con la mia decisione di venire qui in Canada. Ma non posso farci nulla ormai, non posso cambiare il passato e posso solo cercare di conviverci.
E posso cercare di fare tutto quello che posso per riparare al male fatto.

Eppure anche oggi, di fronte allo “sfacelo” del mio corpo, mi sento giovane dentro, più di tanti giovani anagraficamente. Perché io ho la fortuna di credere ancora in mille cose, negli uomini, nella parte buona che è dentro ognuno di noi; nell’amicizia che è una cosa gratis, non costa nulla ma da’ così tanto. Continuo a credere che il mondo potrà cambiare se tutti vorremo che cambi veramente. Ricordo bene i miei 16 anni, il mio desiderio di cambiare il mondo, il mio lasciare casa e famiglia per farlo, andarmene ad Emmaus, vivere con gli ultimi.
Ricordo bene il dolore enorme del distacco dalla mia realtà familiare, l’anoressia che ne venne dopo. Ma ricordo ancora meglio l’enorme dolore quando pochi anni dopo dovetti ammettere che da sola non puoi cambiare il mondo e che il mondo che vorresti cambiare e rendere migliore ti si può rivoltare contro. E capisci sulla tua pelle che i sogni sono sogni e tramutarli in realtà e una cosa impossibile.

E allora soffri, profondamente, per anni. Sei costretto come un serpente a cambiare pelle, a cercare di uniformarti, a tentare di fare parte del gregge. Ma non ne sei capace e così la vita si trasforma in una lotta continua tra quello che veramente sei dentro e quello che devi essere o almeno fare vedere fuori.
E allora la vita diventa una strada sassosa, irta di ostacoli e di pietre taglienti. E tu continui a cadere, perché non sei capace di adeguarti. E continui a cercare amici e a tentare di essere amica: fedele, presente, cristallina.
Ma la vita non è d’accordo con questo tuo modo di vederla. E allora si cade, si sbatte, ci si fa del male e tanto: le famose “craniate”. Così le chiamava mia madre 🙂

E poi la famiglia, i figli, il volere avere, in mezzo a tanti fallimenti, un successo, uno solo: quello di essere una brava mamma, non solo una mamma ma anche un’amica, una di cui fidarsi, una che non tradirà mai.

Ci ho provato ogni giorno dal momento in cui nacque Marco. E poi con Chiara. Ci ho provato e ci provo ancora.  I risultati non li conosco e probabilmente non li conoscerò mai. E comunque ho scoperto che anche quando pensi di avere raggiunto qualcosa, di avere creato un legame speciale con un figlio, basta un “nulla” perché questo scompaia. E credo che questa sia stata la scoperta più dolorosa della mia vita. Mi ha annientato.
Ma la vita continua comunque, aumentano solo le ferite, le cicatrici fanno sempre più male, le domande che ne nascono rendono tutto più difficile. Ogni giorno ti chiedi dove hai sbagliato, cosa potresti fare per fare tornare le cose come erano.

Poi però ti fai la domanda più pericolosa. Ed io che mi reputo una donna intelligente non potevo risparmiarmela.
E se forse quel rapporto tanto speciale che eri convinta esistesse invece era solo frutto della tua fantasia? Ma allora… allora anche come madre ho fallito, allora in cosa sono riuscita?
In nulla? Ma se è così che senso debbo dare alla mia vita, ai miei sessanta anni di oggi?
Forse l’unica risposta che posso cercare di darmi e che mi possa permettere ancora di cercare di vivere il tempo che mi resta è una e una sola: IO CI HO PROVATO.
Ho messo tutte le mie forze nel tentativo di fare del mio meglio, di essere una buona madre, di essere una buona amica, di essere una persona onesta. Ai miei figli ho sempre detto che la cosa veramente importante nella vita non è tanto il risultato ma il tentativo. NON DIRE MAI “NON CI RIESCO”, PRIMA DEVI PROVARE E RIPROVARE.
Il risultato è solo la risposta ai tuoi sforzi, il vero “lavoro” sta negli sforzi.
Ecco questa la mia unica risposta alla mia domanda. Una Scusa? No, non credo. Io ci credo veramente, da sognatrice, da sentimentale, da persona sbandata come sono, da donna depressa, da donna qualche volta coraggiosa e più spesso pazza, IO CI CREDO.

Ecco quello che mi è venuto di getto oggi, nel giorno dei miei sessanta anni.

La mia firma con la zampa d'orso!

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