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Yiannis Ritsos Sonata al chiaro di luna

«Sera primaverile. Grande stanza di una vecchia casa. Una donna anziana, vestita di nero, parla ad un giovane. Non hanno acceso la luce. Dalle due finestre entra un implacabile chiaro di luna. Dunque, la Donna in Nero parla al Giovane):

Lasciami venire con te. Che luna stasera!
La luna è buona – non si vedrà
che si sono imbiancati i miei capelli. La luna
me li farà di nuovo biondi. Non te ne accorgerai.
Lasciami venire con te.

Con la luna ingrandiscono le ombre della casa,
mani invisibili tirano le tende,
un dito pallido scrive sulla polvere del piano
parole dimenticate – non le voglio sentire. Taci.

Lasciami venire con te
poco più avanti, fino al recinto del mattonificio,
fin dove la strada svolta e appare
la città d’aria e di cemento, calcinata dal chiaro di luna,
così indifferente e immateriale,
così positiva, quasi metafisica,
che puoi finalmente credere che esisti e non esisti
che non sei mai esistito, non è esistito il tempo con la sua rovina.
Lasciami venire con te. »

Letta da Gianni Caputo

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