POESIE

Xulio L.Valcárcel
L’odore del dolore

Che odore ha il dolore?
Come il freddo, la solitudine, la paura
o la morte,
anche il dolore ha un odore.
Tante volte ho provato a decifrarlo
ma si nasconde, si diluisce,
si camuffa. Offre piste fasulle.
Ha qualcosa di canfora, di chiuso, di rancido,
qualcosa di narcotico,
potrebbe essere alcool, adrenalina o mercurio,
come potrebbe essere ammoniaca,
vertigine o nausea.
Porta stimmate di chiarezza ulcerata,
poggia senza essere visto sulle sedie
e oscilla osceno sulle grucce della tristezza.
Poiché esiste, odora; sì, il dolore odora
nelle occhiaie violacee, nei calici dell’insonnia
e nelle cicatrici paonazze dell’attesa
o dell’angoscia.
Odorano i corpi nel dolore,
odorano la febbre e l’ombra
come odorano la stanchezza, la miseria o la fame.
Odora il dolore e ci opprime
la bocca uno spago,
una spugna nella gola,
quando riconosciamo nitido, pungente,
riconoscibile e insieme indecifrabile,
il suo aroma.

da “A melancolía dos corpos “

3 risposte

  1. Appena rientrata dall’aeroporto di Montreal dove abbiamo lasciato nostra figlia che tornava a Vancouver e senti un buco, un dolore silenzioso, che non vorresti.
    Ma in fondo sai di dovere essere felice per quello che hai appena avuto e di quello che forse avrai: questa è la vita e “L’odore del dolore” in questo momento non voglio sentirlo: solo come poesia 🧡💛
    Domani secondo round chemio della prima serie, incrociamo le dita e sperem 🙂

  2. Tutte le volte che mia figlia se ne va , per lavoro o per fatti suoi, è un piccolo lutto che diventa sempre più difficile da elaborare, eppure sono così orgogliosa che abbia così poco bisogno di me! Quando è nata mi sono detta che avrei cercato di renderla in tutti i modi possibili indipendente da me e sicura di se stessa, non so se ci sono riuscita in pieno però per quello che vedo e “sento” mi sembra di esserci andata abbastanza vicino; in fondo è stato facile l’ho amata e continuo ad amarla tanto, credo che alla fine basti questo.

    1. Sai Luisella, mi ha sempre aiutati l’immagine dell’arco e della freccia (Gibran), da un senso ai nostri sforzi.
      Loro sono le frecce e vanno, più sicure e lontane vanno, meglio è. Merito loro e della loro capacità e autonomia, ma una piccola parte di merito è forse anche nostra: non le abbiamo trattenute, le lasciamo andare e abbiamo collaborato alla spinta iniziale.
      Alla fine va bene così, soprattutto se trovano un porto sicuro, se quello che hanno scelto e fanno le rende felici.
      L’amore che da noi continua ad arrivare è quel qualcosa in più che credo le renda (li renda i figli in genere) più sicuri.
      un abbraccio e grazie.

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