POESIE

Wisława Szymborska
Ogni caso

Poteva accadere.
Doveva accadere.
È accaduto prima. Dopo.
Più vicino. Più lontano.
È accaduto non a te.
Ti sei salvato perché eri il primo.
Ti sei salvato perché eri l’ultimo.
Perché da solo. Perché la gente.
Perché a sinistra. Perché a destra.
Perché la pioggia. Perché un’ombra.
Perché splendeva il sole.
Per fortuna là c’era un bosco.
Per fortuna non c’erano alberi.
Per fortuna una rotaia, un gancio, una trave, un freno,
un telaio, una curva, un millimetro, un secondo.
Per fortuna sull’acqua galleggiava un rasoio.
In seguito a, poiché, eppure, malgrado.
Che sarebbe accaduto se una mano, una gamba,
a un passo, a un pelo
da una coincidenza.
Dunque ci sei? Dritto dall’attimo ancora socchiuso?
La rete aveva solo un buco, e tu proprio da lì?
Non c’è fine al mio stupore, al mio tacerlo.
Ascolta come mi batte forte il tuo cuore.

Letta da Domenico Pelini

3 risposte

  1. Il caso, un qualcosa che dimentichiamo sempre di prendere in considerazione.
    Eppure è innegabilmente presente nelle nostre vite e, se ci voltiamo indietro a guardare, ne possiamo cogliere l’evidente presenza.
    È appena andato via l’infermiere che viene ogni giorno a cambiare la medicazione alla mia “bocca aperta” sulla pancia 😉 e proprio con lui parlavo del caso. Sono andata in Emergency il 23 dicembre alle 18 e alle 20 l’ascesso che da settimane mi cresceva nell’addome è esploso e solo per caso non solo io ero in ospedale, ma ha anche rotto la cicatrice dell’intervento di ottobre invece che rompersi verso l’interno.
    Caso, solo combinazione fortuita.
    Quante delle cose che ci accadono o non ci accadono sono solo determinate dal caso? Quante volte abbiamo detto “Se fossi uscito un momento prima…” sarebbe andata diversamente.
    Allora, tanto vale confidare nella fortuna, e sperare in bene.
    Ovviamente è solo una mia opinione di persona che cerca di mantenere sulla terra gli eventi della vita, senza ricorrere al Cielo (che lascio sempre come ultima ratio) 🙂
    Detto questo godetevi la bellissima poesia di Wisława Szymborska e la sua lettura da parte di Domenico Pelini

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