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Walt Whitman La preghiera di Cristoforo Colombo

Uno stremato e naufragato vecchio,
travolto a questa sponda selvaggia, così lontana dal mio paese
circondato per dodici mesi dal mare e da torve facce di ribelli,
indolenzito, rotto dalle molte fatiche, pieno di amarezze e presso a morire.

Prendo la via lungo la spiaggia dell’isola,
cercando di alleviare il mio pesante cuore.
Troppo pieno di angoscia io sono!
E forse non ho da vivere che un giorno solo…
O Signore, io non posso riposare, non posso mangiare né bere,
se prima, ancora una volta, io non elevo me e la mia preghiera a Te;
se prima io non respiri e mi bagni, anche una volta, in Te, non
mi accomuni con te.
e non apra l’animo mio, ancora una volta, a Te.

Un profondo, nobilissimo sentimento religioso anima questi accenti, che,
pronunziati dal grande scopritore del nuovo mondo,
acquistano un valore ancor più significativo.
Dopo aver realizzato il suo ardito piano.
Cristoforo Colombo, affranto e sgomento per le amarezze che la vita gli ha serbato,
si volge con umiltà e fiducia,
all’Altissimo, che solo può dargli la pace;
Dio è il principio e il fine ultimo di tutte le cose
e a Lui si ricollegano le grandi imprese realizzate dall’umano progresso:
questo sembrano volerti ricordare i versi della preghiera.

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