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Tomas Tranströmer Seminario di sogno

Quattro miliardi di uomini sulla terra.
E tutti dormono, tutti sognano.
In ogni sogno si affollano volti e corpi.
Gli uomini sognati sono più di noi.
Ma non occupano spazio…
Accade che ti addormenti a teatro.
A metà dell’opera cadono le palpebre.
Un attimo di doppia esposizione: là davanti
la scena è traversata da un sogno.
Poi la scena scompare, la scena sei tu.
Il teatro della profondità autentica!
Il mistero dell’esausto regista!
Sempre nuovi copioni da studiare…
Una camera. è notte.
Il cielo buio scorre attraverso la stanza.
Il libro su cui qualcuno si è addormentato
è ancora aperto
e sta ferito sull’angolo del letto.
Gli occhi del dormiente si muovono,
seguono il testo senza lettere
di un altro libro –
miniato, senile, veloce.
Una vertiginosa commedia che si stampa
davanti alle mura claustrali delle palpebre.
Esemplare unico. È qui, proprio ora!
Domani tutto sarà cancellato.
Il mistero del grande spreco:
L’annullamento…come un turista che viene fermato
da sospettosi uomini in uniforme –
gli aprono la macchina fotografica, svolgono il rullino
e lasciano che il sole uccida le immagini:
così la luce del giorno oscura i sogni.
Cancellato oppure solo invisibile?
C’è un sognare-fuori-raggio visivo
perennemente in funzione.
Luce per altri occhi.
Una zona dove pensieri striscianti imparano a camminare.
I volti e le figure formano nuovi gruppi.
Ci muoviamo su una strada, fra uomini,
nel calore solare.
Ma altrettanti, o forse più, che non vediamo
stanno dietro oscuri edifici
che si levano da entrambi i lati.
A volte uno di loro si avvicina alla finestra
e getta uno sguardo in basso verso di noi.

Da “Poesia dal silenzio”

Letta da Grazia Apisa

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