POESIE

Tiziano Sclavi
Totentanz

Quante, quante tombe
stanno sulla collina,
quanti che sono morti
dormono in collina.


E quant’è bello adesso,
adesso che è finita,
tornare col pensiero
a quella strana vita.


E quant’è strano, ora,
ripensare alla speranza
di un altro giorno ancora
in quell’assurda danza.


E quanto è dolce ormai
sapere che è passato
l’orrore di quei giorni,
e il tempo se n’è andato.


E quanto è folle, qui,
quella che fu avventura
di un giorno che finì,
di un’ora di paura.


E ora non tremate
se il vento in mezzo ai rami
porta le nostre voci
a voi gente di domani.


Ognuno qui ha una storia
che vuole raccontare
per chi e quando e come
starà ad ascoltare.


Per chi volgerà il viso
sentendo tra le fronde
come un lamento lieve
che il vento poi confonde.


Venite al tramonto
quando l’aria si fa scura
venite tra i fantasmi
di un mondo di paura.


Stateci a sentire,
e se il terrore è forte
sappiate che avrà fine
comunque con la morte.


E che sulla collina
ci farete compagnia,
che la Consolatrice
anche voi porterà via.


Bisogna avere l’animo
pieno di tristezza
per sentir le voci
portate dalla brezza.


Voci senza corpo,
nel buio, dentro in te,
dove forse è sogno,
ma sonno non è.


E il vento passa ancora,
ritorna e se ne va,
e la luna è la stessa
che passò tanti anni fa,


Che passò sopra la gioia
e passò sopra il dolore
che illumina chi vive
e illumina chi muore.


Saprai, sulla collina,
quanto dura una strada,
quanto lungo è il sole
e larga la rugiada.


Quanto pesa il tempo,
quanto è vasta la sera,
quanto misura un’ora,
e sottile è una frontiera.


E qui sulla collina
quanto tempo manca ancora?
A che punto è la notte?
Quando verrà l’aurora?


Domanda senza senso,
risposta non avrai,
ma tu continua a farla,
è l’unica che hai.


Questa è la collina
dei morti senza Dio,
anime che non hanno
memoria né oblio.


Questa è la collina
dove stanno ad aspettare
uno che li ricordi,
e che li possa scordare.


Questa è la collina
dei vili e degli eroi
che il fato sceglie a caso,
e sbaglia come noi.


Noi che chiamiamo grande
qualche piccolo uomo
e chissà in quanta gente
c’è un gigante buono.


E nel mondo quanto in alto
dovrai salire in vita
per poi poter discendere
quando sarà finita?


Forse neanche un gradino,
forse non serve a niente,
perché la sommità e l’abisso
sono nella tua mente.


…ecco, per te l’ultimo fiore…


Vieni sulla collina,
e se saprai ascoltare,
sentirai che non è morta
la voglia di cambiare


Che in vita tutti illuse,
che illuderà anche te,
che fa girare il mondo
e dicon che non c’è…


La Morte! la Morte è qui,
e su tutte le colline,
grande Consolatrice
delle anime meschine,


Che stanno sottoterra,
che aspettano il suo fiore,
mentre chi vive attende
il grande Mietitore!


Lascia la collina
sorge l’alba, là in fondo,
e non s’addice ai morti
la luce del tuo mondo.


Addio, arrivederci, uomo,
grazie d’esser venuto,
e se vorrai tornare
sarai il benvenuto.


Perché tante, tante ancora
sono le storie da narrare
qui sulla collina,
in un silenzio innaturale.


Alcune le hai sentite,
ed erano realtà,
o forse sogni diafani
come noi, noi nullità.


Altre ti aspettano,
e se il terrore è forte
sappi che avrà fine
comunque con la morte.


E che sulla collina
ci farai compagnia,
che la Consolatrice
anche te porterà via.


Quante, quante tombe
stanno sulla collina,
quanti che sono morti
dormono in collina.


E quant’è bello adesso,
adesso che è finita,
tornare col pensiero
a quella strana vita.

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