POESIE

Shakespeare
Sonetto 18

Devo paragonarti ad un giorno d’estate?

Devo paragonarti a un giorno d’estate?
Tu sei più amabile e moderata:
venti impetuosi scuotono gli incantevoli  boccioli di maggio,
e il corso dell’estate ha durata troppo breve;
talvolta l’occhio del cielo splende troppo intensamente,
e spesso il suo volto aureo si offusca; e
ogni bellezza dalla sua bellezza talora declina,
Fiori su ramosciupata dal caso o dal mutevole corso
della natura;
ma la tua estate eterna non dovrà appassire,
non perdere il dominio di quella bellezza
che ti appartiene,nè la morte dovrà vantarsi
di vederti vagare alla sua ombra,
fiorito ormai nel tempo in versi eterni.
Finché ci saranno un respiro e occhi per vedere,
questi testi vivranno, e ti manterrano in vita.

 

Letto da Gianni Caputo

Letta da Domenico Pelini

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