POESIE

Sergej Aleksandrovič Esenin
La mandria di cavalli

Su verdi colli mandrie di cavalli dai giorni
Soffiano con le nari una patina d’oro.

Dall’alto poggio è scesa sul golfo azzurreggiantesi
La pece delle agitate criniere.

Sopra l’acqua in riposo tremolano le teste,
E le prende la luna con la briglia d’argento.

Sbuffando spaventati dall’ombra loro stessa,
Attendon di offuscare con le criniere il giorno.

Giorno di primavera che risuona alle orecchie
Propensione cordiale verso le prime mosche.

Ma sul far della sera per i prati i cavalli
Agitano le orecchie scalpitando.

Sempre più acuto il suono attaccato agli zoccoli
Ora nell’aria affonda, ora pende ai laburni.

E non appena l’onda si protende a una stella
Guizzano a pelo d’acqua mosche simili a cenere.

Il sole è spento. C’è pace sul prato.
Suona il pastore nel corno il suo canto.

La mandria ascolta, con le fronti attente,
Quel che le canta il gamajun ciuffuto.

L’eco briosa, sfuggita dal labbro,
Spinge i pensieri verso prati ignoti.

Amando il giorno tuo e la notte buia,
Per te, mia patria, ho fatto questo canto.

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