POESIE

Robert Lowell
Vigilia di Natale

Stasera c’è un oscuramento. Venti anni fa
appendevo la mia calza all’albero, e il serpente
dell’inferno avvolgeva la mela nelle sue spire
per mordere il bambino con la conoscenza. I tacchi
di Hooker che scalciano al nulla nella neve oscillante,
un cannone e un mucchio di palle di ferro
ad arrugginire davanti all’oscurata Casa dello Stato
sanno che il lungo corno dell’abbondanza
si spaccò come vetro nei guanti di ferro di Hooker.
Un tempo venivo da Messa, ora nuvole di tempesta
coprono il Natale, ancora una volta Marte va incontro
alla sua sterile stella a braccia aperte,
la fronte abbronzata e vuota del dio della guerra
plasma anonime macchine da uomini rozzi.
Il cannone dei Comuni non può stordire
quel boia inesperto a cavallo del Tempo,
la canna trema con l’agrifoglio. Io ho freddo:
chiedo pane, mio padre mi dà muffa,
la sua calza è piena di sassi. Babbo Natale
vestito di rosso porta una corona di bacche appassite.
Uomo di Guerra, dov’è il giardino d’estate?
Nel suo letto apparirà l’antico serpente maculato,
e la margherita dall’occhio nero con la testa arricciata.
Quando Chancellorsville falciò giù i volontari,
“Tutte le guerre sono per i ragazzi”,
disse Herman Melville.
Ma noi siamo vecchi,
i nostri campi diventano incolti:
finché Cristo non torni di nuovo vagabondo e ragazzo.

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