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Raymond Queneau L’ora fatale

Quando noi riluttanti penetreremo a forza
entro il regno dei morti
e ci avremo le verruche e i pidocchi e i nostri cancri
proprio come ce l’hanno i morti
quando noi scenderemo sotterra con il naso turato
a raggiungerli i morti
gustate che avremo le funebri onoranze
delizie rinfrescanti per i morti
quando coi denti molli morderemo la polvere
sbriciolata dalle ossa dei morti
e ci avremo le orecchie tappate e il muso intinto nella birra
nel “Bar delle bare”- ritrovo dei morti
quando il corpo sarà sfiancato dagli sforzi midollari
che slombano i morti
col cervello poverello bucherellato come ’na groviera
specialità della casa dei morti
quando il coso sarà moscio e tutti i pezzi fuori uso
non si scopa tra i morti
e la schiena sarà gibbosa e la carcassa deforme
mica gli piace lo sport ai morti
andremo a trovare i vermoni e gli insetti
che si mangiano i morti
trascinandoci la bara fino alla nostra ultima stazione
là dove bofonchiano i morti
quando le bizzoche avranno recitato le dieci avemaria
che rassicurano i morti
e quando avremo rimesso le nostre cause alle carte notarili
che li escludono i morti
legando i nostri beni come i nostri inventari
eccoli qua i bagagli dei morti
ai sopravvissuti che infreddoliti come noi già fanno eccì
ma il naso gli cola molto di più, ai morti
Quando noi riluttanti penetreremo a forza
entro il regno dei morti
insomma ci toccherà come lugubri lumiere
spegnerci proprio come fanno i morti
d’improvviso chiuderemo di scatto il circuito della vita
e allora così ci aggregheremo ai morti
e le nostre famose ultime volontà noi le faremo
abbrustolire sopra il fuoco dei morti
e tu ti rivedi bimbetto e sorridi alla terra
che fa da coperchio ai morti
e sorridi al cielo tutto azzurro tutto luci
dimenticato dai morti
e sorridi agli spazi increspati del mare
che inghiotte in un boccone i morti
e sorridi alla fiamma la dolcissima incendiaria
si sbriciolano in cenere i morti
ti sorride la mamma ti sorride papà
eccoli qua già morti
e i cuginetti e i micetti e i nonni e le nonne
non dirmi che non lo sai che sono tutti morti
e il buon cagnetto Empy e il cagnolino Dudù
i morti fanno Bubù e Bubù
e non sono meno morti i suonati professori
della tua giovinezza sono da tempo belli che morti
e amen per il beccaio amen per la tabaccaia
è una città di morti
e poi eccoti là ragazzo e allora vai alla guerra
dove trovi un esercito di morti
e poi ti sposi e metti al mondo
chissà quanti futuri morti
con lo stipendio mica male tu vivi e già prosperi adesso
sulla pelle dei morti
ed eccoti canuto e allargato e panciuto
tu che detesti i morti
e ti prendono i malanni e gli acciacchi miserabili
ti preoccupano i morti
tossendo e tremolando a poco a poco tu degeneri
già ti avvicini ai morti
fino al dì che poi sarai fottuto e senza scampo e allora
con riluttanza giù ti ficcheranno poi tra i morti
intento a percepire la prima sensazione
che non è per i morti
alla fine ti piacerebbe recuperare la memoria di tutto
perché ti possa separare dai morti
lodevole proposito! giusto lavorìo! coscienza esemplare
di cui sorridono i morti però
perché sempre l’ora fatale ci distrarrà verrà

traduzione di Mario Fresa

 

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