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Rafael Alberti Vieni tu

Vieni tu, l’inesistente,
quella che mai ho incontrato in queste spiagge,
quella che forse ho perduto, senza averla mai vista,
tra cortili, giardini e terrazze.

Dove sei? Dove sei? Mi ascolti?
In questa notte senza sonno, su questi monti
dove soavemente
dirupa l’autunno,
te lo domando. Fuggi?
Forse starai piangendo sotto un cielo,
persecutore terribile,
pieno degli splendori della morte.
Vivi? Vivi ancora,
dopo aver forse sofferto nella tua carne
di vedere altre come te ridotte a fumo
nelle disperate
oscure notti che per tanto tempo
sotterrarono la luce del mondo? Dimmi.

Sei quella dell’esilio, la perduta
tra le montagne immense
o sola a cavallo tra i cavalli
nella pampa infinita, o nei dirupi
vicino all’alveo dei fiumi? Parlami.
Dimmelo, amore, rispondi alla mia domanda.

Sta per albeggiare.
Forse la tua voce verrà con il giorno.
Stanno chiamando le campane. Senti?
Di nuovo risuonano passi per le strade…
No, non sei tu… Tu non verrai mai,
anche se vivrai sempre,
perché mai, amore mio, sei esistita.

Da “Poesie d’amore

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