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Rabindranath Tagore Vorrei dirti

Vorrei dirti le parole più vere,
ma non oso,
per paura che tu rida.
Ecco perché mento,
dicendo il contrario
di quello che penso.
Rendo assurdo il mio dolore
per paura che tu faccia lo stesso.
Vorrei dirti le parole più vere,
ma non oso, per paura che tu rida.
Ecco perché mento, dicendo il contrario
di quello che penso.
Rendo assurdo il mio dolore per paura che tu
faccia lo stesso.
Vorrei usare le parole più preziose
che ho riservato per te, ma non ne ho il coraggio;
temo che non si comprenda il loro valore.
Ecco perché ti parlo con durezza,
e vanto la mia forza brutale.
Ti faccio del male per paura che tu
non conosca mai cosa sia il soffrire.
Vorrei sedermi vicino a te in silenzio,
ma non ne ho il coraggio:
temo che il mio cuore mi salga alle labbra.
Ecco perché parlo stupidamente
e nascondo il mio cuore dietro le parole.
Tratto crudelmente il mio dolore
per paura che tu faccia lo stesso.

da  Il Giardiniere

Letto da Fabricio Guerrini

Comment

  • Una bellissima poesia da leggere e da ascoltare, il resto sono le mie sciocche chiacchiere di accompagnamento 🤔😏

    Mi sono resa conto oggi [mi sono presa una giornata di riflessione] che da tanto non posto Rabindranath Tagore che fin da quando ero molto giovane era uno scrittore che amavo. Mi ero fatta con le mie incredibili capacità artistiche (in pratica non so disegnare nemmeno un omino fatto di stecchetti) un manifesto che avevo appeso sulla porta della mia camera da letto e diceva:
    “Dormivo e sognavo
    che la vita era gioia.
    Mi svegliai e vidi
    che la vita era servizio.
    Volli servire e vidi
    che servire era gioia.”
    Rabíndranáth Thákhur Gurudev
    Ero giovane, avevo appena rotto la testa contro la politica estrema (Maoisti e Servire il Popolo), cercavo la mia strada perché credevo di avere uno scopo: cambiare il mondo, renderlo migliore per tutti…
    Lottavo contro tutto e tutti, soprattutto contro chi non mi credeva, quelli che facevano cadere dall’alto i loro giudizi distruttivi.
    Mi sembrava di essere sommersa nell’acido dalla rabbia, dal dolore, dal desiderio di dimostrare qualcosa, fare capire che io volevo e cercavo solo il bene di tutti, che non ero interessata ad altro.
    No, non andò per nulla così, probabilmente fui incapace di comunicare quello che io dentro di me avevo chiarissimo e iniziò il peggiore periodo della mia vita, la mia famiglia andò in pezzi, io fui considerata la colpa di tutto e in fondo lo ero non adeguandomi ai differenti desideri dei miei genitori ma credo sia stato allora che in me si infilò quella vena orribile di marcio e nero che poi man mano si allargò portando di tutto, una forma di autodistruzione.
    Ma appunto oggi mi sono ritrovata tra le mani questa poesia che mi ha ricordato il manifesto nella mia camera da letto di quindicenne e che mi ha fatto capire come – udite udite – io sia ancora la stessa di cinquanta anni fa.
    Questa è una poesia d’amore, ma non è solo quello: io la vedo come la storia della mia vita, dei miei atteggiamenti, delle mie paure.
    Perché in fondo di quello si tratta: lui Tagore, si rivolgeva all’esterno di sé, io invece la rivolgevo a me stessa e credo di farlo ancora.
    Che dire se non OSSIGNUUUUURRRRRRRRRRRRRRRR che disastro 💚💛


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