POESIE

Primo Levi
Lunedì

Che cosa è più triste di un treno?
Che parte quando deve,
Che non ha che una voce,
Che non ha che una strada.
Niente è più triste di un treno.
O forse un cavallo da tiro.
È chiuso fra due stanghe,
Non può neppure guardarsi a lato.
La sua vita è camminare.
E un uomo? Non è triste un uomo?
Se vive a lungo in solitudine
Se crede che il tempo è concluso
Anche un uomo è una cosa triste.

17 gennaio 1946.

 

da “Ad ora incerta”

Una risposta

  1. È particolare l’associazione tra il titolo (=Lunedi) e il treno “che parte quando deve”.
    L’orario di partenza, fissato al lunedi, sembra associato alla costrizione di un viaggio la cui meta è fissa come l’orario e non può essere modificata. Sembra evidente che il treno non sia un treno qualunque ma un treno di deportati, cui è inevitabile pensare nell’allusivita’ implicita della immagine.
    Tradizionalmente nella poesia italiana (crepuscolari) il giorno più triste è la domenica (giorno della noia e della malinconia perché non ci si attende più nulla, dopo le attese della settimana e soprattutto del sabato)
    Qui invece, sorprendentemente, è il lunedì a diventare il giorno più triste, sia per la partenza del treno (=immagine di morte), sia perché il viaggio sembra essere un obbligo, una meta predestinata a cui non ci si può sottrarre (“non ha che una strada”, “non ha che una voce”)
    Si tratta di una predestinazione al destino di vittima, di un viaggio senza scampo, come conferma nella seconda strofa il viaggio del cavallo che avendo il paraocchi non può guardarsi a lato.
    Diventa più comprensibile la connessione tra il lunedì e il viaggio del treno se pensiamo che Primo Levi ricorda, nella prima pagina di “Se questo è un uomo”, di essere stato arrestato il 13 Dicembre del 1943, che era appunto un lunedì. Risale probabilmente allo stesso giorno la sua partenza per Fossoli.
    Anche per l’uomo dell’ultima strofa la tristezza è associata al viaggio senza via di fuga e al “tempo concluso”: quando lo spazio diventa solo una linea obbligata, anche il tempo diventa “concluso”, come se non ci fosse appunto via di scampo alla predestinazione che fa ripiegare il tempo su se stesso.
    Bisogna però anche dire che se l’esperienza della deportazione e del lager è il probabile sfondo di questa poesia, non è da escludere un riferimento alla alienazione della civiltà moderna, alla ripetizione di vite tutte uguali nella settimana lavorativa: Levi ha scritto un’altra poesia, “Un altro Lunedi”, dove torna l’immagine del treno in partenza da Porta Nuova e l’identificazione del viaggio degli impiegati e lavoratori come un nuovo “viaggio infernale”, proprio per la ripetizione del viaggio sempre uguale

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