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Pablo Neruda Figlio

Ahi figlio, sai, sai.
da dove vieni?..
Da un lago di gabbiani.
bianchi e affamati…
Vicino all’acqua d’inverno.
io e lei sollevammo.
un rosso fuoco.
consumandoci le labbra.
baciandoci l’anima,.
gettando al fuoco tutto,.
bruciandoci la vita…
Così venisti al mondo…
Ma lei per vedermi.
e per vederti un giorno.
attraversò i mari.
ed io per abbracciare.
il suo fianco sottile.
tutta la terra percorsi,.
con guerre e montagne,.
con arene e spine…
Così venisti al mondo…
Da tanti luoghi vieni,.
dall’acqua e dalla terra,.
dal fuoco e dalla neve,.
da così lungi cammini.
verso noi due,.
dall’amore terribile.
che ci ha incatenati,.
che vogliamo sapere.
come sei, che ci dici,.
perché tu sai di più.
del mondo che ti demmo…
Come una gran tempesta.
noi scuotemmo.
l’albero della vita.
fino alle più occulte.
fibre delle radici.
ed ora appari.
cantando nel fogliame,.
sul più alto ramo.
che con te raggiungemmo…
Così vivevamo, coprendo.
la metà degli esseri, come pesci.
del più strano mare, e nelle fangose.
immensità io incontrai la morte..
La morte che apriva porte e sentieri..
La morte che scivolava sui muri..

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