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Odisseas Elitis Malinconia dell’Egeo

Quale coesione d’anima tra gli alcioni del pomeriggio!
Quale calma nelle voci della terra lontana!
Il cuculo nel manto degli alberi
E l’ora mistica della cena dei pescatori
E il mare che suona la fisarmonica
Il lontano tormento della donna
Della bella che si denudò il seno
Quando il ricordo entrò nei nidi
E i lillà aspersero di fuoco il tramonto!

Con la barca e le vele della Vergine
Salparono con l’augurio dei venti
Gli amanti dei gigli esiliati
Ma la notte qua come mormorò nel sonno
Con capelli fluttuanti su un collo luminoso
O su ampie spiagge bianche
E come con la spada dorata di Orione come
Si sparse e si riversò in alto
La polvere dai sogni delle ragazze
Che odoravano basilico e menta!

Nei trivi dove si fermò l’antica maga
Bruciando con timo secco i venti
Lievi scivolarono le ombre flessuose
Reggendo in mano una brocca d’acqua silente
Facilmente come se entrassero in Paradiso
E la preghiera dei grilli tanto riempì di schiuma i campi
Che le belle apparvero vestite di luna
Per danzare nell’aia di mezzanotte…

Oh segni che passate sui fondali
Dell’acqua che regge uno specchio
Sette piccoli gigli che risplendete

Quando tornerà la spada di Orione
Troverà del pane povero sotto il lume
Ma un’anima nella brace delle stelle
Troverà grandi braccia che si aprono sull’infinito
Alghe solitarie ultimi nati del lido
Anni piccole pietre verdi
Oh piccola pietra verde – quale profeta di tempeste ti vide
Fermare la luce al nascere del giorno
La luce al nascere dei due occhi del mondo!

Da “È presto ancora”

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