POESIE

Odisseas Elitis
L’autopsia

Dunque, si era appurato che l’oro
della radice dell’ulivo gli si era
infiltrato in fondo al cuore.
E per le numerose veglie, accanto al candeliere,
in attesa dell’alba,
uno strano rossore gli aveva invaso le viscere.
Appena sotto la pelle, la linea azzurrina
dell’orizzonte intensamente
colorata. E abbondanti tracce di glauco nel sangue.
Le voci degli uccelli, che nei momenti
di profonda solitudine aveva imparato a memoria,
sembra che si siano riversate tutte quante insieme
tanto che non fu possibile al coltello procedere
in profondità.
Piuttosto fu sufficiente l’intenzione a compiere il Male.
Che affrontò – è evidente – nel terribile
atteggiamento dell’innocente.
Sgranati, orgogliosi i suoi occhi con tutto il bosco
che ancora si agitava sulla retina immacolata.
Nel cervello nulla, se non un’eco distorta di cielo.
E solo nella conca dell’orecchio sinistro,
un po’ di sabbia, sottile,
finissima come nelle conchiglie. Il che significa
che spesso aveva camminato lungo il mare, da solo,
con lo struggimento d’amore e il sibilo del vento.
Quanto ai segni di fuoco sul pube, mostrano
che andava avanti per molte ore,
ogni volta che incontrava una donna.
Avremo frutti precoci quest’anno.

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