POESIE

Maura Del Serra
Ai giovani cinesi

Ma come starvi accanto, figli nostri, fra il sangue,
le grida, il muro unanime disperato di corpi
e volontà nella Piazza Celeste
spezzato, non piegato, dal pollice dei vecchi
Saturni od elefanti, che cercano la fine
mettendo fra sé e il branco la distanza mortale
del potere che venera la propria
forma come sostanza – il cancro antico
della ragione, sotto tutti i cieli – ?
Come armarvi le mani delle nostre
mani lontane consunte dai giochi,
dagli agi, o attorte in squisiti tormenti
di gesti immaginari, come lanciarvi i nostri
cuori delusi dai sogni appagati,
le nostre menti caute per il lungo commercio
con la volpe e il leone d’ogni razza – ?
Come gettarci, nuovamente svegli,
al di là del cristallo televisivo, atroce
specchio magico dove la passione, anche quella
per la giustizia, diventa spettacolo,
e la storia tantalico supplizio
ai testimoni impotenti?
Ma quelli
che seminano in pianto mieteranno cantando,
dice l’antico nostro Libro: e voi,
nuovi figli del Libro dei Mutamenti, che oggi
gettate sotto i colpi la vostra sorte, il vostro
candido simulacro di Libertà, vivente
materno mito, non idolo, voi
lo sapete: sapete questo solo. È abbastanza
per noi, che dietro il cristallo sentiamo
millenari ricordi esplodere in certezza.

In ricordo di piazza Tien An Men a Pechino il 4 giugno 1989

Da “Infinito presente (1988 – 1991)

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