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Massimo Botturi La notte sei talmente vicina che mi manchi

La notte è un giglio triste
una gazza, una feluca.
La notte ha le mie vertebre nude
il mio disagio, il fumo di chi aspetta l’amore.
Ha due candele, le chiama stelle e fa la romantica
ma bara!
La notte ha carte per le canzoni
per star solo, davanti a una barista dal seno prosperoso
ed un bicchiere unto d’inverno e di furbizia.
La notte sei talmente vicina che mi manchi
sorridi a qualche d’uno sognando chissà cosa
poi urli come gli alberi nani sotto il vento;
e torni al nulla fosse, come fa un pesce al mare.
La notte è delinquente e ribelle, è fannullona
disoccupata come le strade, senza niente
di sotto perché ama l’amore, quello tosto
pericoloso e incline all’acerbo.
E’ una chitarra, un tovagliolo bianco
col bacio di un rossetto. La notte è miserabile e ricca
è un sasso tondo, scagliato sullo stagno dei sogni
e tu respiri, come temessi il peso dell’ultimo
vai a fondo, come le trame in certi romanzi
oscuri e matti, anarchici come le carezze
come il nudo.

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