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Massimiliano Bruno Mi chiamo Giancarlo Catino

Mi chiamo Giancarlo Catino e credo nell’amicizia.
Ho 6 anni e oggi è il mio primo giorno di scuola.
Ho conosciuto subito la popolazione degli Unni, sono i miei compagni di classe.
Nel giro di 3 minuti abbiamo urlato a squarciagola la lettera E. Eeeeeeeeeee
“Giochiamo a buttasse di sotto dalla finestra”. Io mi so’ buttato loro no. Eeeeeeeeee
“Giochiamo ad ammazzare gli zombie e le femmine fanno gli zombi”.
Poi ho preso 3 ceffoni, 6 sgambetti e 1 cazzottone in testa e per questo che mi sono ritrovato al primo banco.
Andrea Rozzi, un compagnuccio scalmanato, m’ha subito ribattezzato “bersaglio mobile” e la mia schiena è diventata il campo di atterraggio di aerei di carte, bucce di banana e matite spezzate. Mi tirano addosso di tutto. All’ultima ora mi è arrivato in testa pure un compasso. Un giorno che non dimenticherò mai, la mia prima cicatrice in fronte.

Mi chiamo Giancarlo Catino e credo nell’amicizia.
I miei compagnucci nel corso degli anni hanno declinato il mio nome per scherzo in ogni modo Giancappio, Giancavolo, Giancacca e Giancojone.
Poi si sono sbizzarriti anche col cognome che ha ispirato una canzonzina mitica che mi cantano sempre a ricreazione: “Catino cretino sei un quattr’occhi e c’hai il pisellino”.
Andrea Rozzi per farmi uno scherzo ha sparso la voce che avevo i pidocchi. Che matto che è quello! Oh ci credete che da allora nessuno mi ha più invitato a una festa. Adesso oltre a quattr’occhi mi chiamano pure pidocchioso.
Mio cugino Luca che fa la quinta a ricreazione li ha sentiti e dice che non dovrebbero chiamarmi così. Però io li lascio fare perché…penso che prima o poi smetteranno.
Massimiliano-Bruno-Mi-chiamo-Giancarlo-CatinoMi chiamo Giancarlo Catino e credo nell’amicizia.
Ho 11 anni e sto alle medie. Pure i nuovi compagni di scuola sono una banda di buontemponi eh.
Sono andato un po’ su di peso e così tutti hanno cominciato a chiamarmi con dei nuovi simpatici appellativi: supplì, bombolone, strofinaccio, cicciottone, carta da parati, quattr’occhi e zinnacchione, puzza de piedi, cagone, calcinaccio, sterco, pippa, sega, cicciabomba, palla e straccio.
Non è che mi fa piacere però pazienza. Se penso che Rinaldi lo chiamano vomito, a me m’è andata di lusso.
L’altro giorno mi hanno buttato dentro a un cassonetto della mondezza, sono uscito fuori tutto sporco di sugo e avanzi.
Mio cugino Luca che adesso fa la terza mi ha visto e io per la vergogna mi sono accucciato nel cassonetto e ho sentito che tutti hanno riso.
Come ci torno a scuola domani?
Certe sere mi affaccio dalla finestra e mi chiedo come sarebbe volare via e sparire per sempre. Di sicuro non mi chiamerebbero più sterco.

Mi chiamo Giancarlo Catino e credo nell’amicizia.
Ho 14 anni e ho iniziato il liceo scientifico. In classe mia ci sono 2 gruppi e poi ci sto io.
Ho capito che la cosa migliore è parlare il meno possibile così non mi vedono, invece – che palle – non è servito a niente.
M’hanno avvolto nel nastro adesivo e m’hanno disegnato un pene sulla fronte, col pennarello indelebile.
Per quest’ultimo avvenimento a casa mia si sono accorti di quello che mi fanno a scuola e mamma ha fatto un sacco di storie.
La verità è che mi vergognavo a parlare con i miei.
La verità è che vorrei essere diverso.
Stamattina sono entrato nella palestra di scuola mia e ho puntato il più carogna dei miei compagni.
L’ho guardato fisso negli occhi e ho pensato che volevo sconfiggerlo, così l’ho abbracciato e ho vinto io!“

 

Monologo di Massimiliano Bruno, interpretato da Paola Cortellesi e accompagnato da Mengoni con la canzone Guerriero.

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