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Mary Dorcey Una donna in un’altra guerra

Certi giorni quando ci baciamo
chiudiamo gli occhi.
Certi giorni quando chiudiamo gli occhi
ci baciamo.
Certi giorni non leggiamo il giornale.

Una donna saliva sull’autobus,
leggevo il giornale.
La donna portava un neonato in una culla portatile –
Fai attenzione, disse un’altra donna,
e le offrì il posto.

Leggevo il giornale –
leggevo la storia
di una donna in un altro paese,
una donna in un’altra guerra.
La storia di una donna
che fu violentata dai soldati.

I soldati vennero nella sua città.
Fecero uscire le donne nelle strade,
dissero loro di stendersi per terra.
Le fecero stendere in fila
e i soldati le violentarono
in fila.
Una donna dopo l’altra.
Un soldato dopo l’altro.

Una delle donne
aveva un bambino,
un bambino appena nato.
Stava per terra davanti a lei.
Piangeva perché voleva essere allattato.
Lei lo udì piangere.
Chiese all’uomo che la stava violentando
di fermarsi – di fermarsi
per lasciarle
allattare il bambino.

Portami il bambino, disse.
L’uomo si fermò.
Si alzò dal suo corpo
e sollevò il bambino.
Lo portò sulle braccia,
lo tenne sopra di lei.
Tirò fuori un coltello,
sorrise.
Recise la gola del bambino dalle spalle
e porse la testa sanguinante
al seno della donna:
Ecco il tuo bambino, disse,
allattalo.

C’era una donna in un altro paese,
una donna in un’altra guerra.
I soldati vennero nella città,
fecero uscire le donne nelle strade.
Le violentarono una dopo l’altra,
una fila dopo l’altra;
un soldato dopo l’altro,
una donna dopo l’altra.

La donna sull’autobus
è stata aiutata da un’altra
a sedersi.
Ha sollevato il bambino
dalla culla.
Devi stare attenta alla testa,
disse l’altra donna.
Sì, rispose la donna
e con la mano
tenne la testa del bambino.

Certi giorni quando ci baciamo
chiudiamo gli occhi.
Certi giorni quando chiudiamo gli occhi
ci baciamo.
Certi giorni non leggiamo il giornale.

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