POESIE

Mark Strand
Il tuo morire

Mark-Strand-Il-tuo-morireNiente riusciva a fermarti.
Non  il giorno più bello. Non la quiete. Non l’ ondeggiare dell’oceano.
Continuavi a morire.
Non gli alberi
sotto cui camminavi, non quegli alberi che ti davano ombra.
Non il dottore, il giovane dottore dai capelli bianchi che già una volta ti aveva salvato.
Continuavi a morire.
Niente riusciva  a fermarti. Non tuo figlio, Non tua figlia
che ti imboccava e ti aveva reso di nuovo bambino.
Non tuo figlio che credeva saresti vissuto per sempre.
Non il vento che ti strattonava il bavero.
Non l’immobilità che si offriva al tuo movimento.
Non le scarpe che ti appesantivano.
Non gli occhi che si rifiutavano di guardare avanti.
Niente riusciva a fermarti.
Te ne stavi in camera e guardavi la città
e continuavi a morire.
Andavi al lavoro e lasciavi che il freddo ti penetrasse i vestiti.
Lasciavi trasudare sangue nei calzini.
Il volto ti si faceva bianco.
La voce ti si spezzava in due.
Ti appoggiavi al bastone.
Ma niente riusciva a fermarti.
Non gli amici che ti consigliavano.
Non tuo figlio. Non tua figlia che ti guardava rimpicciolire.
Non la stanchezza che viveva nei tuoi sospiri.
Non i polmoni che si riempivano d’acqua.
Non le maniche che sopportavano il dolore delle braccia.
Niente riusciva a fermarti.
Continuavi a morire.
Quando giocavi con i bambini continuavi a morire.
Quando ti accomodavi a pranzo,
quando ti svegliavi la notte, bagnato di lacrime, il corpo scosso dai singhiozzi,
continuavi a morire.
Niente riusciva a fermarti.
Non il passato.
Non il futuro con il suo bel tempo.
Non la vista dalla finestra, la vista del cimitero.
Non la città. Non la città orrenda dagli edifici di legno.
Non la sconfitta. Non il successo.
Non facevi altro che continuare a morire.
Avvicinavi l’orologio all’orecchio.
Ti sentivi venir meno.
Stavi a letto.
Ti mettevi a braccia conserte e sognavi il mondo senza te,
lo spazio sotto gli alberi,
lo spazio in camera tua.
gli spazi che si sarebbero fatti vuoti di te,
e continuavi a morire.
Niente riusciva a fermarti.
Non il tuo respiro. Non la tua vita.
Non la vita che cercavi.
Non la vita che hai avuto.
Niente riusciva a fermarti.

da “Elegia per mio padre”

 

QUI la versione originale in Inglese

 

Letta da Domenico Pelini

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