POESIE

Mahmoud Darwish
Cielo basso

C’è un amore che cammina su piedi di seta,
felice del suo esilio nelle strade.
Un amore piccolo e povero bagnato da una pioggia passeggera,
e si riversa sui passanti:
i miei doni sono più grandi di me,
mangiate il mio grano,
bevete il mio vino,
perché porto il cielo sulle spalle e la mia terra è vostra…

Hai annusato il sangue del gelsomino indiviso
e pensato a me?
Aspettato in mia compagnia un uccello dalla coda verde
e senza nome?

C’è un amore povero che fissa il fiume
e si abbandona alle evocazioni: Dove corri,
cavalla d’acqua?
Presto il mare ti assorbirà.
E allora va’ lenta incontro alla tua morte scelta,
cavalla d’acqua!

Eri le mie due rive
quando il luogo era come doveva essere,
lieve lieve per i tuoi ricordi?
Quali sono le canzoni che ami,
quali sono? Quelle che cantano
la sete d’amore
o il tempo che fu?

C’è un amore povero e non condiviso,
quieto quieto, che non infrange
il vetro dei tuoi giorni privati
né attizza il fuoco di una luna fredda
nel tuo letto.
Di lui non ti accorgi quando un’ossessione, forse in sua
      vece, ti fa piangere.
Non sai cosa senti quando prendi tra le braccia solo te
      stessa!
Quali notti desideri, quali notti?
E qual è il colore degli occhi che sogni,
quando sogni?
C’è un amore povero e condiviso,
che riduce il numero dei disperati
e innalza il trono delle colombe sui due lati.
Dovrai condurre tu
questa rapida primavera verso chi ami.
Quale tempo desideri, quale tempo?
Che io ne sia il poeta, così e così… Ogni volta
che una donna se ne va, la sera, verso il suo segreto,
trova un poeta che cammina nelle sue ossessioni.
E ogni volta che un poeta si immerge nel proprio intimo,
trova una donna che si denuda davanti al suo poema…
Quale esilio desideri?
Vieni con me o te ne andrai da sola nel tuo nome,
come un esilio che ne incorona un altro
con tutte le sue gemme?

C’è un amore che ci attraversa
senza che ce ne accorgiamo.
Lui non sa e noi non sappiamo
perché una rosa in un vecchio muro ci disperde,
perché una ragazza in lacrime alla fermata dell’autobus
sgranocchia una mela, piange ancora e poi ride:
Non è nulla, è soltanto
un’ape che mi ha trafitto il sangue.

C’è un amore povero che contempla
a lungo i passanti e sceglie
il più giovane come luna: Hai bisogno
di un cielo più basso.
Diventa mio amico e potrai contenere
l’egoismo di due che non sanno a chi regalare i loro fiori…
Forse parlava di me, forse
di noi, ma non lo sapevamo.

C’è un amore…

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