POESIE

Julio Cortázar
Dopo le feste

E quando tutti se ne andavano
e restavamo in due
tra bicchieri vuoti e portacenere sporchi,
com’era bello sapere che eri lì
come una corrente che ristagna,
sola con me sull’orlo della notte
e che duravi, eri più che il tempo,
eri quella che non se ne andava
perché uno stesso cuscino
e uno stesso tepore
ci avrebbero chiamati di nuovo
a svegliare il nuovo giorno,
insieme, ridendo, spettinati.

 Letta da Giancarlo Cattaneo

Letta da Gianni Caputo

Una risposta

  1. Stamani ero ancora tra le coperte e mi godevo il regalo dei miei figli (il Nest Mini di Google) ed ho scoperto che oggi è l’ultimo giorno delle vacanze di Natale:)
    Stando qui tante cose alla fine si dimenticano e onestamente la Befana mi era sfuggita proprio. Quindi oltre a scoprire l’aumento delle morti causate da abuso di alcool quando si guida, dopo avere sentito che l’arancione si augura di farci saltare tutti in aria in nome della supremazia dell’occidente, ho pure scoperto che ancora la mia nazione ama le feste popolari.
    Immagino Roma oggi, da noi a Bergamo era solo una scusa per un ennesimo momento di festa (per noi Santa Lucia era il meglio in assoluto) e mi rendo conto di che strano popolo siamo: sappiamo goderci anche le piccole cose, le inventiamo, ogni occasione per una bancarella, una fiera, una festa èsempre buona. O forse dovrei dire “eravamo”?
    Perché a me oggi, che guardo all’Italia dall’esterno, pare si stia perdendo un po’ tutto delle nostre caratteristiche come popolo, come stirpe, come carattere per cercare di uniformarci sempre di più al mondo americano, straniero comunque di cultura e carattere.
    E mi chiedo perché. Mi rende così triste leggere i post di FB degli amici dei miei figli, che sempre più spesso si sentono in dovere di mettere hashtags in inglese, intere frasi in inglese (spesso pure maccheronico) quasi come se parlando la nostra bella lingua ci identificassimo in un popolo di sconfitti, di inferiori.
    Non so come sono arrivata a scrivere queste cose, non ero partita per farlo, volevo solo condividere questa poesia bellissima “Dopo le feste” con due splendide interpretazioni (una dell’amico Gianni Caputo e una di Giancarlo Cattaneo di Parole|Note) ma mentre iniziavo sotto la pagina in cui scrivevo ho visto scorrere una serie di post che mi hanno fatto sentire “molto” italiana.
    Perché io che ho la doppia cittadinanza, canadese ed italiana, resto nel cuore italiana purosangue: l’Italia la critico ferocemente, ma mi permetto di farlo solo io e mai lascerei che uno straniero lo facesse. Perché nella mia critica c’è amore, infinito, triste, a volte sconsolato ma amore vero.
    Esattamente come una madre DEVE vedere le malefatte, i difetti, le stupidaggini che un figlio fa, io guardo alla deriva italiana volendo vederla come uno scivolone, una “caduta di stile” da cui sarà lo spirito stesso del popolo italiano a toglierla.
    L’Italia, la sua bellezza, il suo cibo, i suoi mille riferimenti storici, nulla sarebbero se dietro non ci fossero stati gli italiani, tutti insieme, sud e nord, ricchi e poveri, della Sicilia o del Veneto.
    Solo l’essere uniti come popolo, con comuni caratteristiche, ideali, legami, può salvare una nazione dall’essere ridotta in una fake, una copia di qualcosa di marca. L’Italia, così imitata ovunque, con le sue eccellenze che vengono rivendute ovunque in plateali falsi, l’Italia che viene invidiata ovunque come posto squisito (e lo dico con cognizione di causa ormai), l’Italia vera è nella sua gente, nelle sue tradizioni, ed appunto per tornare all’origine di questo mio assoluto fuori tema, anche nelle sue feste.
    Come quella di oggi, la BEFANA. Che praticamente è sconosciuta nel mondo come tale, ma che io ricordo come la festa che concludeva le vacanze di Natale, che non portava doni se non una sciocchezza, un’arancia o dei frutti secchi, ma che era importante, faceva parte della tradizione e le tradizioni sono le radici, senza radici non siamo nulla.
    La famiglia è forse la radice più importante dal punto di vista del legame affettivo, ma la nostra terra, l’Italia, è la radice delle radici.
    Non dobbiamo tradirla, non dobbiamo pensare che la nostra lingua non conti, dobbiamo esserne fieri e farla conoscere per quello che era: culla di civiltà.
    Scusatemi, vi spiegherò poi con calma perché ho preso fuoco 😀
    Intanto, buona festa a tutti
    e ascoltatevi questa bellissima poesia.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Pin It on Pinterest

Shares
Share This

Condividi se ti è piaciuto!

Dammi una mano, fammi conoscere ai tuoi amici!