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Julio Cortazàr A un dio sconosciuto

Chiunque tu sia
non venire più.
I denti della tigre si sono mescolati al seme,
un fuoco continuo piove sui caschi protettori,
non si sa più quando finiranno le smorfie,
il logorio di un tempo distrutto.

Siamo caduti obbedendo a te.

-La torre svettava elevandosi, le donne
portavano sonagli sulle gambe, si gustava
un vino forte, profumato. Si aprivano nuove
strade come cosce all’allegra frenesia,
alle carene insaziabili. Gloria!
La torre sfidava le misure prudenti,
così la sua ghirlanda
era una festa di strateghi.
L’oro, il tempo, i destini,
il pensiero, la carezza violenta, i trattati,
le agonie, le corse, i tributi,
rotolano come dadi, coi loro punti di fuoco.

Chiunque tu sia, non venire più.
La cronaca è la favola per questi occhi timidi
di lenti focali e bifocali, polaroid, antihalo,
per queste mani con scaglie di cold-cream.
Siamo caduti obbedendo a te.

-I professori ostinati fanno gesti da topo,
vomitano Gorgia, patesi, anfizionici e Duns Scoto,
concili, canoni, scocciature, skaldas, treppiedi,
che vita facile!, i diritti dell’uomo, Ossian,
Ramon Llull, Pico, Farinata, il Mio Cid, il pettine
con cui Melisendra pettina i suoi capelli.
È così: tutelare i lasciti, adorarti
nelle tue opere,
renderti eterno, a te il lampo.
Fare della tua rabbia vivente un apotegma,
codificare la tua risata libera.

Chiunque tu sia, non venire più.

-La finzione, volto di farina, come penzola una scimmia?,
la sveglia che puntuale ci tira giù dal letto.
Venga alle due, venga alle quattro,
sfortunatamente abbiamo molti impegni.
Chi uccise Cock Robin? Per non aver usato
gli antidiaforetici, sì, signora.
Del resto la bomba H, il pettine musicale,
i detergenti, il violino elettrico,
alleviano il passaggio delle ore. Non è poi
così male la sala d’attesa: ha la tappezzeria.
-. Conforto, giovane antropologo?  Assortimenti:
li vede, li prova e se li porta via.
La torre svettava elevandosi,
però qui c’è la Dramamina.

Chiunque tu sia
Non venire più.
Ti sputeremmo addosso, spazzatura, fabbricato
a nostra immagine
di nylon e orlon. Jahvè, mio Dio.

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Copyright © 2003-2020 – Tutti i diritti riservati. – Disegnato e realizzato da Lio Saccocci

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