POESIE

James Laughlin
Porte

Spesso mi trovo a pensare alle porte.
Porte aperte e porte chiuse. In casa nostra
la porta posteriore di solito rimane aperta perché
Rupert, il cane, possa entrare o uscire
senza abbaiare, o Allen, il giardiniere,
possa prendersi un bicchiere d’acqua nei giorni
caldi, o quando arriva il postino col suo
furgone con un pacco. Ma la porta davanti
è quasi sempre chiusa. I visitatori in-
attesi devono suonare il campanello. Questo ci
dà tempo di sbirciare dalla finestra per vedere chi
sono e se vogliamo fargli entrare.
Di notte tutte le due porte sono chiuse anche
se non ci sono stati furti in paese a memoria
d’uomo, ma non si sa mai, con i tempi
che corrono in America.

Le porte di casa non sono poi molto
interessanti. Quel che più importante sono
le mie porte Interne: la porta del mio
cuore e la piccola botola sul retro
del mio cervello da cui passano
le poesie.

La mia porta del cuore è come una porta
girevole, di quelle che si trovano nelle banche o
nei grandi alberghi. Questa porta ha continuato
regolarmente a girare per quasi
sessant’anni. Si aprì la prima volta quando
Verna, la ragazzina della casa
accanto mi portò nel bosco e mi
lasciò giocare coi i suoi capezzoli.

Da allora la mia porta del cuore ha
girato quasi costantemente. Potrà
sembrare scortese ma non riesco
più a ricordare tutte le belle,
e alcune non tanto belle, che
l’hanno fatta sussultare, e girare
e girare.

Poiché c’è di solito un pezzo di
carta rimasto con una poesia, mi è più facile
tenere dietro ai movimenti della segreta
porta del cervello nella mia testa.
Non gira. È come una
botola che sale e scende.
Non è molto grande, un topo
ci passerebbe appena.

La prima volta si aprì quando
avevo circa tredici anni, il mio primo anno
in collegio. La porta si aprì
e ne usci una canzone marinaresca in rima,
un soggetto che avevo copiato da John Masefield,
che era allora poeta laureato d’ Inghilterra.
Con l’orgoglio la mostrai al mio insegnante,
il signor Briggs. La lesse rapidamente e
la stracciò. “Giovanotto” disse,
“questa non è una poesia, sono solo versi”.
La porta nel mio cervello si chiuse di colpo.

Da allora la porta nel cervello deve
essersi aperta cento volte. Il signor
Briggs è morto da tanto tempo ma vedo
ancora i suoi occhi penetranti e sento
la sua condanna categorica. Si apre
si chiude, si apre si chiude. E tutte le
volte sono solo versi. Quella
porticina è la mia ghigliottina.

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