POESIE

Giovanni Pascoli
Il muratore di ritorno

Veniva da terra straniera,
tornava alla terra natale.
Dov’era? Chi era?
Al capo aveva tanto male,
e non si ritrovava più.

Voleva per oggi sua mamma:
per oggi! Era tardi, domani.
Il capo era in fiamma.
Glielo stringesse tra le mani,
sicché non gli dolesse più.

Fremeva una macchina. Pronti!
Si andava con quella al paese.
— Lasciate che monti —
egli gridava a braccia tese
— se no, non arriverò più. —

Gridava: — Ho mia madre che… ― quando
si mossero i lunghi stantuffi.
Il treno fischiando
partì dicendo coi suoi sbuffi:
mai più! mai più! mai più! mai più!

Aveva sul cuore il coltello
col quale mangiava il suo pane.
Sentiva un rovello,
sentiva dentro il suo cuore un cane
che lo mordeva sempre più.

Nel cuore era il morto suo padre
con ringhi di rabbia e vendetta.
E c’era sua madre!
lontana! povera! soletta!
che piano gli gemea: Mai più?

Suo padre il coltello gli mise
nel pugno. — Ma prendilo: uccidi! —
E uccìse! ah! che uccise!
Sua madre gli gettò due gridi:
— Mai più! non ti vedrò mai più! —

Da “Poesie familiari e d’altro genere”

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