POESIE

Gioconda Belli
Frenesia di danza

Canterò la mia frenesia illuminata,
me ne libererò
per poterti amare
in modo che ogni bacio non
sia il mio corpo disteso e nudo
sulla pietra rituale.

Ho amato uomini belli,
violenti, dolci, tristi e gioiosi.
In tutti ho cercato la luna
i flussi e i riflussi, la marea.
Sono stata un vulcano focoso
che erutta lava
e un gabbiano che vola a pelo d’acqua.
Una colomba che nutre i suoi piccoli
una leonessa che percorre maestosa le foreste.
Ho attraversato sentieri di ogni specie
e ho sudato e sorbito la vita che mi han dato.
Ho conosciuto inverni tormentosi
ed estati aride in cui la pelle si crepa con la terra.
Ho camminato in lungo e in largo
usato macchine di tutti i tipi.
Ho conosciuto la morte
e l’ho amata coperta di muschio e di lacrime.

Ma eccomi qui a sollevare sabbia su castelli d’acqua.
Eccomi qui a danzare follemente specchi senza immagini.
Albero che si scrolla inquieto i fiori
per rimanere nudo e solo all’imbrunire.

Schivo stormi di uccelli migratori
che cercano di inseguirti nello spazio.
Evito i rami del mondo in fiamme
e ti do da bere il sudore della folla.

Provo sdegno e accarezzo i riccioli neri della chioma.
Taccio o mi lancio in accese discussioni.
Mi servo di incantesimi di donna o di freddi ragionamenti da saggi.
Esaurisco le munizioni in un combattimento di nemici invisibili.

Un giorno o l’altro uscirai dal labirinto.
Camminerai per giardini quieti preso dai ricordi.
Io mi struggerò la notte
e il tesoro delle mie meraviglie sottomarine
sarà sommerso nella valle dove nasce l’uragano.
Ora esco con la pelle nuda
a percorrere strade
in una sfrenata corsa di cervi.

Ora si rasserenerà il mio cuore
tessitore di fortuna e di ragnatele.
Ora mi scuoteranno i terremoti
per creare tenui città
paesaggi delineati nella spuma.

Un giorno o l’altro morirò di esser morta.
Ti lascerò tatuato di usignoli.
Farò crescere campanule attorno
alle tue notti lontane.
Le spirali di questo tempo che sta sfumando
ti riporteranno nel profumo delle azalee
questa donna che cantò
contro Penelope
per un sordo Ulisse navigante.

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