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Gibran Il Monte e il Ricordo

La Vita, soffermandosi insieme a me
ai piedi del monte della giovinezza,
additò qualcosa alle nostre spalle.
Guardai
e vidi nel cuore della pianura
una città dalla strana forma
e dallo strano disegno,
da cui salivano fumi di diversi colori.
Il tutto era velato da nebbia sottile,
quasi celato alla vista.
Chiesi alla Vita cosa fosse.
Rispose:
“Osservala bene.”
Osservai,
e vidi luoghi di lavoro e d’azione
come giganti tra le ali del sonno.
E santuari di parole intorno a cui
si libravano anime che gridavano
di disperazione
e cantavano di speranza.
E templi innalzati alla fede
e distrutti dal dubbio.
E minareti di pensieri levati al cielo
come mani tese a chiedere l’elemosina.
Torri di progresso
erette dal coraggio
e rovesciate dalla paura.
Palazzi di sogni
devastati dai risvegli.
Taverne d’amore
dove gli amanti si ubriacavano,
mentre il vuoto si burlava di loro.
Palcoscenici sui quali l’esistenza
recitava il suo dramma
finché non arrivava la morte
a compiere la sua tragedia.
Questa era dunque la Città del Passato:
una città lontana e prossima;
invista, eppure nascosta.
La Vita s’incamminò avanti a me
e disse:“Seguimi:
a lungo abbiamo indugiato”.
E io:“Dove andiamo adesso?”
Rispose:“Verso la Città del Futuro”.
Dissi:“Abbi compassione,
perché il viaggio mi ha stancato;
ho camminato sui sassi,
e gli ostacoli hanno esaurito la mia forza”.
“Vieni: solo il codardo indugia
ed è follia
guardarsi alle spalle,
verso la Città del Passato”.

 

La Voce del Maestro (The Two Cities)

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