POESIE

Eugenio Preta
Sciami di meteore

Qui, sotto questa volta celeste che ora ci inganna in queste notti di lampare, di viti e di soffi di cicale,

qui, sotto questo immenso pianoro di stelle, circondati dagli affetti ritrovati e lontani dalle nebbie di città troppo ordinate e artificiosamente illuminate,
ci illudiamo di sognare e ci abbandoniamo a sfiorare, forse per un solo momento, i misteri di questo cielo così alto.Allora sciami di meteore, anche in questa notte di agosto, come in quella precedente e in tutte quelle che verranno, a grappoli arrivano scivolando tra la luna e i fuochi invadenti e cadono e si illuminano e prendono via via, se solo lo vuoi, le sembianze delle persone più care.
Dei tuoi genitori che ti hanno lasciato un mattino ancora tanto vicino, degli amici che in silenzio se ne sono andati nel momento delle riflessioni, della condivisione delle scelte fatte, della quiete dell’età e dei ricordi che avreste forse evocato davanti ad un camino scoppiettante di braci d’autunno, quando la mente avrebbe iniziato il lento processo della memoria.Ma qui ora, in questa notte di agosto, alti sopra un mare scintillante di sparse lampare, a controbilanciare i baleni improvvisi che invadono le nuvole nascoste, osserviamo filamenti di stelle che esplodono lontane ed avviano la spirale della caduta senza fine. Allora attoniti avanziamo i sapori del cielo ed i messaggi che queste scie di meteore ci comunicano nelle loro esplosioni di luce.

Così sono le stelle cadenti come angeli che si rincorrono in uno spazio infinito senza nuvole, come verità che cerchiamo nei risvolti del vento, e si toccano e fuggono via lasciandoci silenti ad osservare la sottile ombra splendente che per un attimo solca il cielo e si trascina via pure i nostri pensieri, troppo veloce per i nostri occhi che vorrebbero esplorare i pianeti, per trovare risposta alla consueta immaginazione.

Così arrivano dal mare come i nostri pensieri, in questa notte di estate, tracce di meteore che solcano il cielo e ci illudono, nella loro caduta prolungata,di una quiete finalmente ritrovata. Ma è solo un attimo possibile l’esplosione di molecole arroventate, filanti e improvvise.
Poi è subito buio, come il tempo delle stagioni prive di eccessi, delle notti vacanti anch’esse di bagliori o di balenii, a volte improvvisi, seppure tanto attesi.Restiamo ora attoniti al ripetersi di questa antica cerimonia planetaria, un solo attimo che fugge e che ci attira più delle promesse della sospirata stagione, più delle onde del mare africano e del suo colore di arancia e che ci fa biasimare pigrizia e ignavia di chi rimane invece ancora incapace di alzare lo sguardo al cielo, di porsi domande e meravigliarsi, ancora, di quelle stelle comete puntuali e benedette.

Alla fine ritroviamo antiche domande che riporremo nelle capaci sacche del nostro viaggio a ritroso, insieme a quello che ci resta ormai di questa isola di sole e di vento, aggiungendo ancora un tassello al caleidoscopio delle nostre esistenze, nei colori che si intrecciano con le geometrie dei disegni inventati dal magnete.

Ma è solo un attimo, poi ci resta la magia di una notte che annuncia la fine di un’illusione, nel buio del cielo di san Lorenzo illuminato da sprazzi di luce nell’esplosione di stelle che ci ricordano, nel loro improvviso cercarsi, il mistero del creato e la grandezza di un Pantacreatore che regola fatti, vite ed avvenimenti, insieme alla cosciente irrilevanza dei nostri affanni.Ci saremo così ancora una volta cullati la magia delle stelle cadenti, senza essere riusciti, neanche stavolta, a decifrare il mistero del cielo più alto e delle sue verità più nascoste. Non avremo certo preteso così di venire a capo di impossibili segreti planetari.

Dall’Editoriale de “L’altra Sicilia – Antudo”

Lettura di Luigi Maria Corsanico

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