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Edgar Lee Masters Jones il violinista

La terra alimenta un fremito continuo
nel tuo cuore, e quello sei tu.
E se la gente vede che sai suonare,
be’, ti tocca suonare, per tutta la vita.
Che vedi, una messe di trifoglio?
O un prato tra te e il fiume?
C’è vento nel granturco: ti freghi le mani
per i manzi già pronti per il mercato;
o ti giunge un fruscio di sottane
Una mano che stringe il violinocome a Little Grove quando ballano le ragazze.
Per Cooney Potter una colonna di polvere
o un turbinio di foglie significavano rovinosa siccità;
a me sembrava di vedere Red-Head Sammy
quando ballava Toor-a-Loor da par suo.
Come fare a coltivare i miei quaranta acri,
non parliamo di aumentarli,
con la ridda di corni, fagotti e ottavini
che cornacchie e pettirossi mi agitavano in capo,
e il cigolio d’un mulino a vento – vi par poco?
Mai misi mano all’aratro in vita mia
senza che ci si mettesse di mezzo qualcuno
e mi trascinasse via a un ballo o a un picnic.
Finii coi miei quaranta acri;
finii col mio violino sgangherato –
e una risata rauca, e mille ricordi,
e neppure un rimpianto.

 

QUI la versione originale INGLESE

QUI musicata e cantata da Fabrizio De André – Il suonatore Jones

Letta da Luigi Maria Corsanico 


 

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