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David Maria Turoldo Senti che è di troppo

Senti che è di troppo
il sapore di una pesca
in questa povertà
di case diroccate;
senti che non ti è lecito
provare questo dolciore
d’anima emigrata
dalla strada ferita
della tua umanità.
Sposata hai
una pena
di non sentire mai
dolcezza alcuna
che non sia di tutti;
ed ora ti tenta
questo profumo
di pesche e di arancí,
ed ora ti seduce
questo languore di tigli,
ed ora vorresti
andartene in pace
in quest’orlo di città
in queste ghirlande
di bimbi, a dimenticare.
E invece è tuo soltanto
il grido della città
disfatta sotto il sole,
e tu solo
puoi rianimare i corpi
abbattuti ai piedi
delle piante
nell’afosità dell’estate.
Ah tu non puoi
concederti a queste
momentanee paci.
Tu sei la possibilità
di una viva
solitudine;
e il tuo sacerdozio
è un’oasí
ove essi hanno il diritto
d’approdare
dalle loro fatiche.

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