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Charles Bukowski La morte si fuma i miei sigari

Sai com’è: sono qui ubriaco ancora una volta
e ascolto Chajkovskij alla radio.
Gesù, lo sentivo quarantasette anni fa
quando ero uno scrittore morto di fame
ed eccolo qui di nuovo
ora io sono uno scrittore con un po’
di successo
e la morte va su e giù
per questa stanza
e si fuma i miei sigari
beve qualche sorso del mio vino
mentre il vecchio Pietro continua a darci dentro
con la sua “Patetica”,
ho fatto un bel pezzo di strada
e se ho avuto fortuna è
perché ho tirato bene i dadi:
ho fatto la fame per l’arte, ho fatto la fame per
riuscire a guadagnare cinque dannati minuti, cinque ore,
cinque giorni,
volevo soltanto buttare giù qualche frase,
il successo, il denaro non importavano:
io volevo scrivere
e loro volevano che stessi alla pressa meccanica,
in fabbrica alla catena di montaggio
volevano che facessi il fattorino in un
grande magazzino.

Be’, dice la morte, passandomi accanto,
ti prenderò comunque,
non importa quello che sei stato:
scrittore, tassista, pappone, macellaio,
paracadutista acrobatico, io ti prenderò…
okay, baby, le dico io.
Adesso ci beviamo qualcosa insieme
mentre l’una di notte diventano le due
e lei solo sa
quando verrà il momento, ma oggi sono
riuscito a fregarla: mi sono preso
altri cinque dannati minuti
e molto di più.

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Letto da Sebastiano Patanè

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