POESIE

Charles Baudelaire
LXXVI. Spleen

Ho più ricordi che se avessi mille anni.
Un grosso mobile a cassetti, zeppo di conti,
versi, biglietti d’amore, processi, romanze
e pesanti ciocche di capelli avvolte in quietanze,
nasconde meno segreti del mio triste cervello.
È una piramide, un sepolcro immenso
con più morti della fossa comune.
– Sono un cimitero aborrito dalla luna,
dove, come rimorsi, lunghi vermi si trascinano
e infieriscono sui miei morti più cari.

Sono un vecchio salotto pieno di rose appassite,
dove giace un’accozzaglia di mode sorpassate,
dove pastelli lamentosi e pallidi Boucher,
soli, respirano l’odore d’un flaconcino aperto.

Nulla eguaglia in lunghezza quei giorni zoppicanti
in cui, sotto pesanti fiocchi di nevose annate,
la noia, frutto della triste indifferenza,
assume proporzioni d’immortalità.
– Mia materia viva, ormai tu sei soltanto
un granito circondato di vago spavento,
assopito nel fondo delle nebbie del Sahara!
Sei una vecchia sfinge ignorata dal mondo incurante,
dimenticata sulle mappe e con un estro selvaggio
che canta solo ai raggi del sole che tramonta!

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