POESIE

Carlos Drummond de Andrade
Versi sul fare della sera

Sento che il tempo su di me cala
la sua pesante mano. Rughe, denti, calvizie.
Una maggiore accettazione di tutto,
e la paura di nuove scoperte.

Scriverò sonetti della maturità?
Darò agli altri l’illusione della quiete?
Sarò sempre pazzo? sempre bugiardo?
Crederò ai miti? Mi farò gioco del mondo?

Da molto ho il sospetto del vecchio in me.
Già da bambino, mi tormentava.
Oggi sono solo. Nessun bambino salta
dalla mia vita, per restaurarla.

Ma se io potessi ricominciare il giorno!
Usare di nuovo la mia adorazione,
il mio grido, la mia fame… Vedo tutto
impossibile e nitido, nello spazio.

Là dove non è giunta la mia ironia,
fra idoli dal volto oppresso,
sei rimasta, spiegazione della mia vita,
come gli oggetti perduti per strada.
Le esperienze si moltiplicarono:
viaggi, furti, alte solitudini,
la disperazione, ora freddo cristallo,
la malinconia, amata e respinta,

e tanta indecisione fra due mari,
fra due donne, due abiti.
Tutta questa mano per fare un gesto
che da tanto è facile mai si modella,

e rimane inerte, zona di desiderio
sigillata da arbusti aggressivi.
(Un uomo si contempla senza amore,
si dissipa senza nessuna curiosità.)

Ma vengono il tempo e l’idea del passato
a farti visita sulla curva di un giardino.
Viene la rimembranza, e ti penetra
dentro un cinema, improvvisamente.

E le memorie scorrono dal collo,
dalla giacca, dalla guerra, dall’arcobaleno;
si srotolano nel sogno e ti inseguono,
alla ri cerca della pupilla che le rifletta.

E dopo le memorie viene il tempo
a portare un nuovo assortimento di memorie,
finché, affaticato, ti rifiuti
e non sai se la vita è o è stata.

Questa casa, che guardi di passaggio,
si troverà nell’Acre? in Argentina? in te?
che parola hai ascoltato? e dove, quando?
sarà stata indifferente o solidale?

Un pezzo di te fa breccia nella nebbia,
vola forse a Bahia e lascia
altri pezzi, dispersi nell’atlante,
nel Paese-del-Riso e sulla tua balia negra.

Che confusione di cose al crepuscolo!
Che ricchezza! senza utilità, è vero.
Sarebbe bello catturarle e metterle insieme
in un tutto saggio, posto che sia sensibile:

un ordine, una luce, un’allegria
che scende nel petto saccheggiato.
E non fu già il furore dei vent’anni
né la rinuncia alle cose che elesse,

ma la penetrazione nel tronco docile,
un’immersione in piscina, senza sforzo,
un incontro senza dolore, una fusione,
come un’intelligenza dell’universo

comprata con lacrime, rughe e capelli.

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