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Camillo Sbarbaro Svegliandomi il mattino

Svegliandomi il mattino, a volte provo
sì acuta ripugnanza a ritornare
in vita, che di cuore farei patto
in quell’istante stesso di morire.

Il risveglio m’è allora un alto nascere;
ché la mente lavata dall’oblio
Il gigante caduto in spiaggiae ritornata vergine nel sonno
s’affaccia all’esistenza curiosa.
Ma tosto a lei l’esperienza emerge
come terra scemando la marea.
E così chiara allora le si scopre
l’irragionevolezza della vita,
che si rifiuta a vivere, vorrebbe
ributtarsi nel limbo dal quale esce.

Io sono in quel momento come chi
si risvegli sull’orlo d’un burrone,
e con le mani disperatamente
d’arretrare si forzi ma non possa.

Come il burrone m’empie di terrore
la disperata luce del mattino.

 

da “Camillo Sbarbaro L’opera in versi e in prosa”

Letto da Sergio Carlacchiani

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