POESIE

Camillo Sbarbaro
Cammino
Esco dalla lussuria

Esco dalla lussuria.
M’incammino
per lastrici sonori nella notte.
Non ho rimorso o turbamento. Sono
solo tranquillo immensamente.
Pure
qualche cosa è cambiato in me, qualcosa
fuori di me. Ché la città mi pare
sia fatta immensamente vasta e vuota,
una città di pietra che nessuno abiti,
dove la Necessità
sola conduca i carri e suoni l’ore.

A queste vie simmetriche e deserte
a queste case mute sono simile.
Partecipo alla loro indifferenza,
alla loro immobilità.
Mi pare
d’esser sordo ed opaco come loro,
d’esser fatto di pietra come loro.
Ché il mio padre e la mia sorella sono
lontani, come morti da tanti anni,
come sepolti già nella memoria.
Il nome dell’amico è un nome vano.
Tra me ed essi s’è interposto il mio
peccato come immobile macigno.
E se sapessi che il mio padre è morto,
al qual pensando mi piangeva il cuore
di essere lontano ora che i giorni
della vita comune son contati,
se mi dicesser che mio padre è morto,
sento bene che adesso non potrei piangere.

Son come posto fuori della vita,
una macchina io stesso che obbedisce,
come il carro e la strada necessario.

Ma non riesco a dolermene.

Cammino
per lastrici sonori nella notte.

Tratto da “Pianissimo”

4 risposte

  1. Una poesia di cui mi sarebbe piaciuto trovare una lettura. Io la ho letta e riletta decine di volte e fatta sempre più mia, meravigliandomi di questo mio cambiamento: non avevo mai considerato Camillo Sbarbaro un mio poeta del cuore, ma queste parole mi hanno preso, mi ci sono sentita come in un bozzolo.
    Questo distacco dalla città (per me dalla realtà), questo sentirsi di pietra e soprattutto questo sentirsi “come posto fuori della vita”, ma in pace.
    Una bella poesia che spero apprezzerete 😘

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