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Bella Achatovna Achmadulina Malattia

Oh dolore: tu sei la saggezza. L’essenza della decisione
dinanzi a te è così meschina
ed un oscuro genio illumina
l’occhio della bestiolina ammalata.

Nei tuoi funesti confini
la mia ragione era alta e avara,
ma il sapore di menta delle secche erbe medicinali
ormai non si cancella dalle labbra.

Per alleviare l’ultimo respiro
io, con la precisione di quella bestiolina,
fiutando, trovai il mio rimedio
nel doloroso esile gambo di un fiorellino-

Oh perdonare tutti: ecco il sollievo!
Oh perdonare tutti, restituire a tutti
e gustare con tutto il corpo la suprema grazia
soave come una irradiazione.

Vi perdono, deserti giardinetti pubblici!
Davanti a voi soltanto, nella mia miseria,
io ho pianto di una confusa fede
sui cappucci dei bambini.

Vi perdono, mani altrui!
Che vi tendano pure a quello che
del mio amore e della mia sofferenza è soltanto
un oggetto, non necessario a nessuno.

Vi perdono, occhi di cane!
Voi per me eravate il biasimo ed il giudizio.
Tutti i miei tristi pianti
recano fino ad oggi questi occhi.

Perdono l’amico e il non-amico!
Bacio in fretta tutte le labbra!
In me, come nel corpo morto di un cerchio,
la compiutezza ed il vuoto.

E gli scoppi generosi e la leggerezza,
come nel bianco tremolio delle piume,
ed ormai non è penoso il mio gomito
alla sensibile voluta delle ringhiere.

Soltanto l’aria sulla mia pelle.
Aspetto una sola cosa: che al crepuscolo del giorno,
preso da una malattia simile,
qualcuno perdoni me.

Da “Poesie scelte” a cura di D. De Bartolomeo

Letta da Valter Zanardi

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