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Alekos Panagulis Scene Memorie

Legato mani e piedi
a un letto di ferro
e le catene
costringono il corpo all’immobilità

Corvi attorno a me
vogliono straziarmi
Sono schiavi dei tiranni
e hanno sembianze umane

Con legni percuotono le piante dei miei piedi
mi spengono sigarette sul corpo
sul mio viso insanguinato
appoggiano le canne delle loro pistole
e urlano senza fine

Mi insultano e gridano minacce
Loro che hanno disertato
chiamano me disertore
Loro che hanno tradito
dicono a me traditore

Loro su cui il Popolo sputerà domani
sputano su di me
Mi chiamano puttana
incapaci di vedere
la forza interiore e la verità
nelle ingiurie e nell’ira di me incatenato

Mi chiamano puttana
e la frusta
lascia segni sul mio corpo
ferite nuove
ferite che si spalancano incredule

Sulla camicia di carne
i rivoli di sangue
cambiano colore
Ma continuano a picchiare
e ogni tanto
con nuove torture cercano
di gonfiare il dolore

Le mani che mi tappavano
il naso e la bocca
le mordevo
Ma adesso
che una coperta mi avvolge la testa
il cielo
scende sui miei occhi
colmo di stelle

E sul mio petto
crollano montagne
sirene allucinanti
fischiano nelle orecchie.

Il corpo sussulta senza speranza
per un po’ d’aria
Immerso nel sudore
Per un po’ d’aria
Per un po’ d’aria
un po’ d’aria soltanto…
suoni e risate
insulti miserabili e vili

Ma perché?
Palpano i coglioni dell’Incatenato
Senza avere fretta…

Mi spiegano cosa faranno
senza avere fretta…
Aprono cassetti
ne estraggono aghi
senza avere fretta…

Qualcuno di loro
(come sempre)
mi… consiglia
(recita la parte da buono)
Ma ormai non lo ascolto neanche
e così cominciano

Mi infilano dentro l’uretra un ago
(sottilissimo, di ferro)
Brividi in tutto il corpo
l’altro estremo dell’ago
ora lo riscaldano…

I lamenti
le risate sommesse
Le risate ascoltate
le loro risate…

Senza voce, stanchi, sudati
incapaci di inventarsi altro
Tutti insieme
mi colpiscono gridando…

Una macchina vicino muggisce
e solo una voce umana
s’ascolta nel tumulto
Una radio
Come impazziti mi percuotono
con le mani e con i piedi
Tutti insieme…

Sui muri e sul pavimento
si proiettano fiori di fuoco
Fiamme di un altro mondo
Ballano ritmi sfrenati
tutto gira
e presto si perde…

Mi ritrovo in un’altra stanza
piccolo il cambiamento
le catene mi fanno ancora compagnia
Le facce sfocate
spine d’odio
si piegano verso di me
Cresce il tono delle loro voci

E nuove facce con quelli
Ma tutte uguali le espressioni
E uguali le uniformi
cos’è che si trova
sul risvolto dell’uniforme
qualche antico simbolo?

Di Ippocrate
Hanno dimenticato il giuramento….
Scene di vita
Ombre nere
scene che ho vissuto
Ma quale ricordare per prima?
La memoria dolore
La solitudine?
Dolore anch’essa
Dolore compagno del dolore
È la nostra vita.

Dicembre 1971

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