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Adrienne Rich Fantasia per Elvira Shatayev

Il freddo pareva freddo finché il nostro sangue
divenne più freddo poi il vento
morì e noi dormimmo
Se in questo sonno io parlo
è con voce non più personale
(voglio dire con voci)
Quando il vento strappò il respiro da noi alla fine
non avevamo bisogno di parole
Per mesi per anni ognuna di noi
aveva sentito il proprio sì crescere in sé
formarsi lento mentre era ferma alla finestra in attesa
di treni rammendava lo zaino si pettinava i capelli
Ciò che stavamo per imparare era semplicemente ciò che avevamo
Quassù come nato da tutte le parole quel sì raccolse
le forze si fuse e appena in tempo
per incontrare un No senza gradi
il buco nero che risucchiava il mondo

Ti sento arrampicarti verso di me
le suole dei tuoi scarponi lasciano il loro morso geometrico
enormemente sbalzato su cristalli microscopici
come quando ti seguivo sul Caucaso
Ora sono molto più
avanti di quanto entrambi avessimo sognato che si potesse essere
Sono diventata
la neve bianca pressata come asfalto dal vento
le donne che amo dolcemente scagliate contro la montagna
quel cielo blu
i nostri occhi ghiacciati cavalcano liberi nella tormenta
avremmo potuto ricucire quel blu insieme come una trapunta

Tu vieni (lo so) con il tuo amore il tuo lutto
assicurato al tuo corpo con il tuo registratore la macchina fotografica
la piccozza contro ogni consiglio
per darci sepoltura nella neve e nella tua mente
Mentre il mio corpo giace qui fuori
lampeggiando come un prisma nei tuoi occhi
come potresti dormire Tu hai scalato sin qui per te stesso
noi abbiamo scalato per noi stesse

Quando ci hai seppellito raccontato la tua storia
la nostra non finisce noi scorriamo
nell’infinito incausato
il possibile
Il nucleo di calore di ogni cellula è esploso fuori di noi
nell’aria sottile dell’universo
l’armatura di roccia sotto queste nevi
questa montagna che ha preso l’impronta della nostra mente
attraverso mutamenti primordiali e minuscoli
come quelli che abbiamo passato noi
per portarci l’un l’altra qui
scegliendo noi stesse l’un l’altra e questa vita
ogni cui respiro e presa e ulteriore appiglio
è in qualche luogo ancora in atto e in processo

Nel diario scrissi: Ora siamo pronte
e ognuna di noi lo sa Non ho mai amato
così Non ho mai visto
le mie forze così accettate e condivise
e restituite
Dopo il lungo allenamento le prime difficoltà
Ci muoviamo quasi senza sforzo nel nostro amore

Nel diario mentre il vento incominciava a strappare
le tende sopra di noi scrissi:
Ora sappiamo di essere sempre state in pericolo
laggiù nella nostra separatezza
e ora quassù insieme ma sinora
non avevamo mai toccato la nostra forza

Nel diario che mi fu strappato dalle dita avevo scritto:
Cosa significa amore
cosa significa “sopravvivere”
Un cavo di fuoco blu lega i nostri corpi
che bruciano insieme nella neve Non vivremo
per accettare di meno Lo abbiamo sognato
tutta la nostra vita

Capo di una spedizione di scalatrici, che morirono tutte in una tempesta sul Monte Lenin nell’agosto del 1974.
Più tardi il marito della Shatayev ritrovò e seppellì i corpi.

Letta in originale (Diving into the Wreck) da Tom Hiddleston

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