Perdere l’ultimo treno

Perdere l’ultimo treno

Avete mai provato a parlare con un monitor? O meglio, a scrivere con le dita parlando con la voce della mente e dirigendo questo pensiero ad un foglio elettronico che ovviamente sta su di un monitor?
È una strana sensazione a cui io dovrei essere ormai abituata da anni, ma talvolta riesce ancora a meravigliarmi.
Oggi per esempio, dopo la nevicata di ieri, è una giornata splendida, con un sole accecante e caldissimo. Una di quelle giornate che anche solo un anno fa mi avrebbe fatto correre fuori armata di macchina fotografica a fare centinaia di foto. Ora questo desiderio resta in sordina, lo sento ancora, ma è come se non avessi la forza per farlo spostare dalla sfera delle cose desiderate a quella delle cose realizzabili.
Ed è una sensazione spiacevole, è un po’ come avere perso un pezzetto di controllo su me stessa e sulla mia vita. D’altra parte la mia vita è quasi sempre stata fuori controllo e quindi non dovrei meravigliarmi molto di questa situazione 😀
Prima stavo copiando e ordinando i miei files con le citazioni da pubblicare, correggendo tutti gli accenti (che rottura di scatole la tastiera inglese!), controllando eventuali errori ecc. ecc., quando mi sono imbattuta in un pezzetto della prefazione di un libro di Battaglia. QUI potrete trovare la citazione completa, in questo post possono bastare poche parole per spiegare quello che sento e che mi ha fatto desiderare di parlare con qualcuno (appunto il monitor di prima 😉 ).
Teno fermo alla banchina della stazione di notte“È inutile viaggiare in cerca di sensazioni impossibili,[…] ”
E ancora:
“È inutile illudersi che il futuro riservi orizzonti di gloria e felicità senza fine o aspettare qualcuno che non arriverà mai.”
Ecco, rileggendo queste parole mi sono sentita di colpo messa di fronte al fatto che la partita era finita, le carte date e i risultati ormai non si potevano cambiare più.
Ed ho provato una grande invidia per le persone come mio padre o il mio nonno, che a quasi novanta anni facevano progetti, che poi realizzavano pure!
Io ho smesso tanto tempo fa di fare progetti ed ora sto pure smettendo di sognare ed è questa cosa che mi spaventa. Rinunciare ai sogni per una come me corrisponde a rinunciare a vivere. Io ho vissuto di sogni, piccoli e grandi. Qualcuno si è realizzato, altri no, ma mi hanno sempre dato la traccia da seguire. Stile Pollicino, ho potuto seguire le briciole che i miei sogni lasciavano per terra, per potere andare avanti verso qualcosa, credendo almeno di lavorare per la realizzazione di un sogno.
Se smetto di sognare che succederà?
Ma oggi mi pare di avere incubi piuttosto che di avere sogni!!
Penso all’ennesimo trasloco che mi aspetta nel futuro (il sedicesimo), e se un tempo un trasloco era solo un nuovo inzio, oggi l’idea mi stravolge sia emotivamente che fisicamente.
Penso al dovere ricominciare da un’altra parte, dove ancora non si sa, in Ontario o in Quebec, comunque un altro posto sconosciuto, senza nessuno che ci aspetta e senza possibilità alcuna di ricostruirsi un “ambiente”.
Penso alle migliaia di cose da fare, che segno su un post-it elettronico ogni volta che me ne ricordo una nuova: disdire contratti, cercare quelli nuovi, informarsi per una o l’altra cosa. Tutto da capo come 10 anni fa ma con 10 anni in più, senza la sensazione che sia un nuovo inizio, senza la certezza (allora lo era….) di fare la scelta giusta per il futuro dei miei figli; senza nessuna motivazione oltre a quella del cosiddetto “downsizing”. Ridurre le dimensioni di una casa troppo grande per chi è restato solo. E quindi si deve pensare anche a ridurre quanto c’è dentro casa, cose che mi hanno seguito dall’Italia, a cui sono legata da sempre, pezzi di vita. Quando lasciai l’Italia rinunciai a cose importantissime, lasciandole a Patri sperando si potessero conservare. Cose come i primi quaderni dei miei figli per esempio. Perché i loro lavoretti, i bigliettini che mi scrivevano li ho portati, non potevo lasciarli. E i divani e le poltrone dei miei genitori, con il segno della loro testa sullo schienale e delle mani sui braccioli sono venuti qui, rinunciando ad altre cose che avevo, forse più belle ma senza ricordi. E ora? Ora dovrei liberarmi di queste cose? Oggi in cui tutto quanto ha anche il più remoto legame con l’Italia e con il passato, con gli amici di allora, con la vita di allora, è diventato “sacro”.
Ma, come dice Battaglia, è inutile illudersi che il futuro riservi qualcosa che non è mai arrivato.
Dovrei trovare il coraggio di tagliare a fondo tutto senza pensare, come accadeva un tempo, che questi tagli servano per rinforzare la pianta e avere nuovi getti più forti.
Questi tempi sono finiti. La fine arrivò improvvisa per me, non ero pronta, non l’avevo preventivata.
Una data fissa nella mia memoria quel 7 luglio 2007. L’inizio di una discesa senza fine, a cui non ero preparata.
Io ho sempre creduto che la nostra vita ha valore solo nel momento in cui siamo utili a qualcuno, quando per qualcuno siamo importanti e di aiuto. Altrimenti siamo solo inutili, vaghiamo senza scopo, siamo “anime perse”.
Ecco quello che faccio io, sono senza scopo. Me lo sono inventato uno scopo, un qualcosa da fare: il mio sito – LioSite.
Ma è poca cosa se devi tenere insieme i pezzi di te stessa parlando attraverso una tastiera ad un monitor che si affaccia sul vuoto totale. Chissà, forse nonostante tutto credevo ancora nei sogni e quindi pensavo di trovare qualcuno dall’altra parte del monitor, qualche amico, altri che come me avevano voglia di sentirsi ancora in qualche modo vivi.
Ma la differenza è una sola, io non ho proprio più nulla e il mio tempo è tutto vuoto; gli altri hanno comunque ancora una vita, degli impegni, degli amici, dei parenti. Sento amiche che hanno i figli a mangiare a casa tutti i giorni, che sono già nonne, che hanno rapporti di amicizia con le nuore. Sento altre invece che hanno problemi simili ai miei ma che hanno comunque una intensa vita sociale e quindi il tempo corre via veloce lo stesso.
Ognuno di noi ha il suo problema ma sembra che nessuno ami ammetterlo. Ammiro l’orgoglio e la capacità di resistenza di tutte queste persone, per la maggior parte donne. Io invece non sono capace di nascondere agli altri – e a me stessa per prima – di essere rimasta completamente sola.
E non mi è piaciuto per nulla, mi fa solo pensare di avere sbagliato tutto nella vita.

Dice ancora Battaglia:
“Ad un certo punto bisogna tornare con il treno della sera per ritrovare ciò che abbiamo perduto, i sentimenti dimenticati, i ricordi della fanciullezza per fare un bilancio della nostra vita.”

Ecco, sarebbe stato meglio fossi riuscita a non farlo perché ora mi sembra di essere nel limbo, in assoluta assenza di tutto. E ormai l’ultimo treno ha lasciato la stazione.

La mia firma con la zampa d'orso!

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