Perché LioSite?

Perché LioSite?

Simbolo virgoletteCiao!
Mi stavo aggirando per il tuo blog e ho trovato il post intitolato Annus Horribilis.
Anche io non ho passato una vita molto facile fino ad ora e soprattutto gli ultimi due anni sono stati veramente duri da affrontare.
Capisco quando parli di solitudine, quando parli di silenzi, quando parli di depressione.
Io ogni giorno lotto ma ogni giorno mi chiedo, per chi?
Mi spiace non poterti dare soluzioni, mi spiace non poterti regalare uno sciroppo per la felicità, ma il regalo tu l’hai fatto a me, perché aver letto quelle parole mi ha fatto capire che nella mia solitudine ci sei anche tu e sai cosa? Forse non siamo le sole.
Forse sì, poteva andarci meglio, ma tu avresti deciso di dedicarti a LioSite? Non credo.
Non so nemmeno io perché ti sto scrivendo queste parole, forse perché appunto so come ti senti e vorrei tanto sapere che tu ora stai meglio.
La vita è questa, non quella finta e patinata dei giornali e delle televisioni.
Ho trovato il tuo sito mentre stavo cercando una foto di Terzani che ora è la cover del mio profilo.
Credo che per vivere bene dobbiamo riempirci l’anima delle parole delle persone di cui veramente vale la pena seguire l’esempio.
E tu sei sulla strada giusta e stai facendo un regalo a questo mondo raccogliendole in un unico sito, tra l’altro con una grafica molto interessante e alternativa.Simbolo virgolette

Non so… ti ringrazio e spero di poter leggere ancora tante citazioni e post all’interno del tuo sito. Buona giornata!

Ciao V.!  

 

Ometto il tuo nome per lasciarti anonima dopo che ho deciso di usare questa risposta come post del blog.

Scusa se rispondo solo oggi, ma sto avendo un po’ di problemi in questi giorni e ho ridotto al minimo tutto.
Dagli animali ho imparato almeno questo 🙂

Avrei avuto bisogno di leggere ieri queste tue parole, scoprire che qualcuno passa dal mio sito e “legge” anche quello che non cercava e che non serve a nessuno, mi avrebbe fatto stare meglio.
Grazie quindi del regalo: regalo di tempo che mi hai dedicato per scrivermi e di quello che hai perso nel leggermi.

Il fatto che continua a impressionarmi è che quelli che mi lasciano un segno e che rispondono, siano sempre – come te – quelli che conoscono la sofferenza dentro.

E so bene quanto sia difficile rischiare di metterla a nudo, di parlarne e di quanto sia faticoso trovare anche solo la forza per scrivere.

Perciò apprezzo ancora di più queste mail, hanno una “luce” differente, sono vissute, sono piene di cicatrici, ne senti il dolore e – qualche volta – anche la speranza. Una speranza che c’è e che non vuole morire perché in fondo crediamo che la vita sia qualcosa di “speciale” e che ci siano un’infinità di cose da provare, da fare e da condividere.

Già, lo sciroppo, la pilloletta della felicità non esiste. O meglio, per noi non esiste.
Per altri esiste e può chiamarsi superficialità.
Forse basterebbe non porsi domande su nulla ed essere sempre sicuri di sé e del fatto che quello che si fa va benissimo, è immune da errori. O che non si aveva altra scelta…

Io purtroppo non sono mai stata così e ormai sono vecchia, troppo per potere cambiare.
E forse, non vorrei nemmeno essere diversa da quella che sono.

Essere così alle volte penso possa essere considerato un “privilegio”.
È come essere su un palco speciale e vedere la vita con una prospettiva che quasi nessuno ha. E come per tutte le cose speciali paghi un prezzo salato.

Ci sono momenti in cui non riesco ad accettarlo, vorrei solo avere una vita tutta rosa e azzurro, senza nuvole, piatta e liscia.
Potrà anche essere monotona, ma chissà… forse sarebbe bella.

Ma non la ho e non mi è stata offerta questa opzione.
Quella che tu giustamente definisci la vita ” finta e patinata dei giornali e delle televisioni” non mi appartiene. Ripensandoci oggi, guardando indietro al mio passato, forse mi accorgo che mi era stata offerta.
Per appartenenza familiare, per situazione economica, per cultura. Tuttavia non mi apparteneva dentro e le mie scelte sono state differenti e non me ne pento.

L’unica cosa che non ho scelto (come del resto nessuno fa …) è stata la malattia, la depressione, il continuo decadere di questo involucro che è il nostro corpo.
Forse in Italia, viste le conoscenze e la situazione molto differente da questa canadese, avrei potuto frenare e tenere a bada questa inarrestabile discesa. Qui non è possibile e credo che la vita vada presa a pacchetti, scatole chiuse, senza possibilità di miscelare le cose che vorremmo 😉

Fino a che potevo camminare, respirare normalmente, piegarmi, la fotografia mi era compagna.
Mi è piaciuto per tutta la vita fissare nelle immagini le emozioni.

Ora che non posso più farlo sfrutto l’enorme archivio di immagini che ho e lo unisco alla mia infinita raccolta di citazioni, libri, poesie, racconti, battute.
Prese da libri, dal web, recenti e di oltre quaranta anni fa. Iniziai al liceo a scrivere su quadernetti le frasi che mi colpivano, a sottolinearle nei libri, ad isolarle dal contesto principale e farle “mie”.

Mi venne naturale quindici anni fa pensare di condividerle con il mio mondo, il mondo che mi era rimasto.
Quello che non era fatto di persone vere, di cui conoscevo il viso e di cui condividevo la vita.
Quello che era fatto di ombre di passaggio che qualche volta però comparivano nella mia vita attraverso dei messaggi, nelle chat o altri “nuovi” segni di esistenza.

Perché in fondo la vita si evolve.
E che questa evoluzione, questo cambiamento ci piaccia o no, esiste e non possiamo rifiutarlo, non ce lo permette!

Ecco perché esiste Liosite.
Esiste per potere condividere quello che di me stessa esisteva ancora e sopravviveva alla marea nera che io vedevo arrivare.
Che poi ha iniziato a lambirmi i piedi e man mano è salita.
Ed io non posso fermarla, posso solo cercare di usare quello che mi costringe a vivere e condividerlo con il mio mondo.

Perché forse per altri di questo mondo virtuale c’è ancora tempo, esiste ancora la possibilità di salvarsi, di uscirne.
Di imparare a volersi bene così come si è… perché in fondo è tutto lì.

Sei arrivata nel mio “salotto” cercando Terzani.
Ecco lui, Tiziano Terzani, mi è stato di aiuto parecchi anni fa e continua ad esserlo.
Era appena uscito “Un altro giro di giostra” e un’amica “virtuale” (cioè che non ho mai visto realmente ma solo conosciuta online e che ora purtroppo ha lasciato il mio salotto) me ne mandò una copia qui in Canada.
E casualmente arrivò in un momento particolare, in cui io ero spaventata a morte dalla possibilità di un certo tipo di malattia (presumo si possa intuire …).
Ero sola qui, con i miei figli giovanissimi, non avevo modo di parlare con medici ed avere cure come quelle che avrei potuto avere in Italia.
La paura saliva e mi pareva di esserne travolta. Lessi quel libro in poche ore e capii che potevo vincere io.
Forse, se la malattia fosse stata “reale”, le cose sarebbero andate diversamente, ma in quei momenti scoprii che anche le parole di qualcuno stampate su carta – e quindi anche su un monitor – possono aiutarti ad affrontare le situazioni peggiori.

Sapere che altri ci sono passati, che hanno visto vie differenti e le hanno percorse, o anche solo che in fondo non sei sola del tutto, mi ha permesso di ritrovare lucidità e forza.

Ed è stato proprio in quei momenti che decisi di trasformare i miei “mali” in qualcosa che potesse servire a qualcuno: a me per dare uno scopo alle mie giornate vuote, e chissà, forse ad altri che giravano per il web.

Ai tempi erano ancora pochi i navigatori virtuali.
Per me il web è stato una casa da sempre (sono più di venti anni che ci vivo), una casa magnifica, da esplorare, piena di novità, di persone magnifiche da conoscere, di opportunità di prendere posizione e dare un contributo alla società anche quando questa era “materialmente” lontana da te.

Ed ecco quindi Liosite, il mio salotto.
Punto astratto e virtuale, che io ho immaginato come un luogo assimilabile ad un salotto, con il camino acceso, delle poltrone comode, tanti libri, tanti amici che insieme bevono una cioccolata calda 🙂

Nel tempo è divenuto una creatura viva per me, cui dedico la mia intera giornata.
Fin dal mattino, appena alzata: la mia prima azione è proprio quella di accendere il PC e correre a vedere se qualcuno ha lasciato un segnale di presenza.

Dopo il restyling professionale avevo la possibilità di “vedere” realmente se qualcuno era stato per qualche momento con me.

Da qui nasce il mio legame con i vari “like – mi piace”, con il vedere se qualcuno ha condiviso qualcosa, se ha lasciato una risposta o un segno.
Non è desiderio di vedere i fantastici numeri di fan che hanno tante pagine, è solo capire che con me c’erano altre PERSONE, altri AMICI.
Che io non ero sola, ma che anche loro in quel momento non lo erano.

Ecco perché quando trovo un messaggio come il tuo mi sento felice.
Per un attimo penso che si è realizzato qualcosa di grande.

Mi sento come ET: contatto!
E come lui so che quel “Telefono – casa” potrò averlo solo attraverso gli altri.
Sono stupida per questo? Maybe…
Lo sono perché arrivo a piangere se qualcuno toglie il suo “like” dalla pagina? Forse…
O forse sono solo una ingenua che continua a credere nelle persone, nella loro natura, nel fatto che siamo fatti per vivere insieme in armonia ed in pace, che possiamo rendere il mondo un posto migliore.

E per me un posto diviene migliore attraverso la cultura, la condivisione, l’amicizia.
Virtuale?
Non penso possa esserci una distinzione tra reale e virtuale.
Qualcuno ha mai visto l’amore? o l’amicizia?
Li ha mai toccati con mano?
Eppure molti ne hanno goduto.
Molti ne sono circondati e molti – purtroppo – non riescono a trovarli.

E allora perché non provare a creare un punto d’incontro per chi vorrebbe vivere meglio la vita che ha?

Uno arriva qui cercando una citazione da un libro di cui ha sentito parlare.
Alle volte visto che è qui, ne cerca anche un’altra.
E qualche volta vede che ci sono sezioni di foto, di poesie.
E anche un blog in cui una persona, quando ne ha la forza, parla e racconta di una vita sbagliata, forse sprecata, forse inutile, ma comunque vissuta.
E soprattutto vera!

Perché quella sono io: Lio.

Nel bene e nel male sono io.
Confusa, stordita, sola, disperata, con ancora qualche speranza, arrabbiata, senza forze…. ma sono IO.

Questo sito non è anonimo, non vuole esserlo.
Vuole essere una cosa viva.
Vuole offrire una presenza, vuole… vorrebbe… appunto essere un punto di incontro tra amici.

Quindi grazie V. per il regalo delle tue parole.
Spero non te la prenderai se uso il tuo messaggio trovato su FB per questo post.

Erano mesi che non scrivevo proprio perché sto annegando nel buio e nella paura.
E non volevo lasciare qui solo cose brutte: alle volte le scrivo per sfogarmi esattamente come nella vita di un tempo prendevo il telefono o l’auto e correvo a parlarne con la mia amica “tam tam”.

Ora non posso più farlo e soprattutto ora ho imparato che il tuo male può diventare il male di chi ti vuole bene.
E che se non vuoi fare loro del male devi cercare di arginare tutto questo e confinarlo dentro di te il più possibile.
Per cui cerco di non comunicare più con nessuno e più le cose peggiorano più alzo il mio muro, o almeno cerco di farlo.

Il tuo messaggio mi ha aperto uno spiraglio di luce e mi ha dato la forza di scrivere queste righe.
Righe che erano nate per te sola, infatti le ho scritte in una mail.

Ma poi mi sono resa conto che potevano essere parole per tutti, cioè per chi per caso o per amicizia passa anche dal mio blog e legge quello che qualche volta scrivo.

Per una volta non avrebbe trovato solo tristezza, depressione, accuse o rimpianti.
Avrebbe potuto vedere e capire perché Liosite esiste, perché certe piccole stupide cose come i “like” o i “condividi” siano così importanti per me.

Perché in fondo ci sono piccole azioni senza peso come un click possono dare tanto.
Non solo a me e questo me lo hai fatto capire tu ora dicendomi che per te il trovare questo sito ha avuto un significato.

Quindi… GRAZIE.

La mia firma con la zampa d'orso!

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