Meno 15 al D-Day….

Meno 15 al D-Day….

Oggi è già il 4 settembre, mancano 13 giorni allo spegnimento del PC, la prima volta dopo 10 anni!
C’è poco da ridere ….. La mia vita è qui, davanti ai miei monitors con le dita sulla tastiera. Senza sono cieca, sorda, muta. Tutti i miei contatti con il mondo sono attraverso il PC.
Squallido? Non lo so, non voglio nemmeno pormi la domanda. Se avessi una alternativa forse varrebbe la pena di chiederselo, ma non avendola a che serve sentirsi una persona “squallida” perché i miei rapporti con il mondo sono attraverso un PC?
Sono giorni ormai che combatto con il panico, mi sveglio la notte con una mano che mi stringe il cuore, lo stomaco, i polmoni….. E sudo in preda al panico, poi mi assale un terribile mal di testa e via…. Inizia la solita “manfrina”: un paio di pastiglie, letto rialzato e immobile nel buio ad aspettare che il tutto passi. Puah!

Ma cosa sono diventata? Io ero quella che si buttava nelle cose nuove, cambiava tutto e rischiava ogni cosa per quello che mi pareva giusto. E ora? Ora sono stanca, o forse solo vecchia. Anche se non è certo una questione di età anagrafica, per quella non sono ancora abbastanza vecchia da sentirmi come mi sento.
Forse semplicemente la paura ha gioco facile su di me: una che ormai è stata buttata ovunque dalle onde della vita, sbattuta sugli scogli, portata lontano al largo dove non si vedeva più un punto di attracco, naufragata in un posto sconosciuto e deserto.
Il pensiero che questa volta le cose possano cambiare, andare meglio non mi appartiene.
La solitudine non cambierà, ma la nuova vita richiederà nuovi ennesimi sforzi di adattamento. Si dovrà ritrovare un “modus vivendi” , ricreare dei “tran tran”, accettando i limiti che ci saranno. Si dovrà cambiare lingua, basta inglese, ora ci sarà il francese. Come se il mio povero cervello accettasse questi cambiamenti…. Ridicolo solo il pensarlo!
Sarà un continuo scontro dentro di me per cercare di essere all’altezza, per cercare di non mollare: e tutto questo richiede energia, forza, voglia di andare avanti.
Ed io non ne ho, nemmeno un briciolo. Io cerco di trarre la forza di andare avanti giorno dopo giorno dandomi delle piccole mete da raggiungere, mete che potrebbero sembrare stupide ma che per me sono fondamentali. Ogni giorno il mio primo pensiero accendendo il PC va al mio sito, questo LioSite. Lui è la mia creatura, ma è soprattutto il mio scopo, la mia ancora di salvezza, il mio collegamento con il mondo vivo, quello in cui esistono gli amici, in cui si parla, in cui ci si raccontano le cose della vita: tutto quello che nella realtà di ogni giorno io non ho più. Il mio scopo è farlo crescere, fare aumentare gli amici, farlo divenire un punto di incontro, un posto in cui sedersi vicini accanto al fuoco per parlare e trovare qualcuno che ci ascolta.
Posso solo ricordare con gli occhi della mente i momenti in cui potevo parlare con amici a tu per tu, guardandosi negli occhi. O i momenti di sconforto in cui potevo prendere il telefono in mano o saltare in macchina per correre da una amica per sfogarmi, per chiedere un consiglio, o anche solo per avere la conferma di non essere sola.
Oggi  – da 10 anni – tutto questo non esiste più e invecchiando ho scoperto di non essere più “Lio la roccia” o “Lio mani d’acciaio”. Quelli sono altri tempi, tempi in cui la forza nasceva dentro di me per il solo fatto che mi veniva chiesta una mano. Potevo essere utile e questo fatto mi rendeva forte, mi faceva trovare la forza per qualsiasi cosa. Ero parte di qualcosa, esistevo visto che mi cercavano.
Un proverbio dice: “Ne uccide di più la lingua che la spada”. È verissimo, ma aggiungerei la solitudine e il silenzio. Io ho basato la mia vita sulla parola e sul suo uso per potere entrare in contatto con gli altri. Per questo so bene che la parola può uccidere, ma anche la sua assenza uccide.
Il silenzio ti avvolge come una nebbia che penetra dentro con una umidità fredda e spiacevole, un qualcosa che vorresti evitare ma non puoi. E pian piano ti finisce, sei lì ma sei solo apparenza; sei carne ma lo spirito non esiste più.
Ma noi esseri umani siamo prima quello che siamo dentro, quello che abbiamo da dire e da dare: tolto questo non siamo più nulla, ed io non sono più nulla.

Ecco allora perché il pensiero di dovere affrontare questo ennesimo cambiamento mi sconvolge. Non riesco a sopportare l’idea di tanto faticare per restare sempre sola. Sono una egoista, penso solo a me probabilmente.
Facciamo finta di nulla…… ho scritto quello che avevo dentro, avevo appena letto una lettera di una amica di un tempo. Avevo pianto nel leggerla perché Giovi ha la capacità di trasmettere la sua carica umana anche solo in un pdf. Grande immensa Giovi, sono stata fortunata ad averla trovata sul percorso della mia vita e quindi non posso e non devo lamentarmi se ora mi sembra di averla persa.  Ma quella lettura mi ha fatto vedere la mia solitudine e dovevo parlarne con qualcuno…. E quindi con il mio sito, il blog, il posto in cui posso fingere di non essere sola.
Non importa se nessuno viene qui, se nessuno risponde. Io so che qui è un posto vivo, con le persone vive.
E questo mi basta.
Mi deve bastare.

La mia firma con la zampa d'orso!

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