Mary Poppins e i ricordi

Mary Poppins e i ricordi

Come direbbe Battisti (Lucio ovviamente) oggi è una giornata “uggiosa”, tradotto 5 gradi e pioggerellina, cielo grigio senza spiragli di luce.
Prima di iniziare a lavorare sul sito (qui sono le nove del mattino) ho pensato di condividere con voi una “sensazione”, non saprei come altro chiamarla.
Nasce dalla visione di un film che si è innestato sui ricordi … miscela esplosiva!
Ieri sera ho guardato “Il ritorno di Mary Poppins”, poco convinta di farlo visto quanto ho amato e amo l’originale ed unica Mary Poppins.
Non mi è piaciuto ma … mi è molto piaciuto!!! Cosa dico? Beh, l’originale non ha uguali e non penso che si possano guardare dei remake senza avere in testa Julie Andrews e Dick Van Dyke, inimitabili protagonisti nel 64.
Ma, ohibò, nel 1964??? E qui scatta la “sensazione”! Ad ogni scena del nuovo film nella mia memoria esisteva il precedente [sempre vincente], ma nella mia testa mi ero convinta di averlo visto per la prima volta con i miei figli, pensavo agli anni 90 ma c’era qualcosa che non mi convinceva e quindi, immediata ricerca sul tablet, per scoprire che il “Re Leone” lo avevo sì visto con loro, ma quello era il 94 mentre Mary Poppins risaliva a quando io stessa ero bambina essendo del 1964.
E di colpo mi sono trovata calata nelle sensazioni provate allora, nella gioia e nell’allegria che mi avevano dato le canzoni, le avventure, la magia semplice di quel film.
Ho cantato a memoria tutte le canzoni di allora (decisamente un po’ stonata e senza fiato…) rendendomi conto che le parole fluivano dal mio cuore alla mia bocca senza intoppi, come le avessi lette un attimo prima.
Ad ogni musica proposta nel remake, associavo la canzone originale borbottando tra me e me che non c’era paragone.
Ad ogni balletto riproposto vedevo il “cattivo gusto” degli effetti speciali a computer, contro le ingenue animazioni di allora. Tra tutte ricordavo il pettirosso in mano a Mary Poppins, finto come pochi, ma che ai miei occhi era magico.
Per due ore ed anche ora che ci ripenso, mi sono risentita la leggerezza di allora, la voglia di sognare e soprattutto di credere all’impossibile, al fantastico, al magico.
Perché in fondo in fondo sono ancora quella, che trovava normale il mondo capovolto, che partecipava con rabbia alla vicenda della vecchietta della cattedrale, che cantava a squarciagola le canzoni di Disney, che sognava ad occhi aperti.
È stata una sensazione magica, come avessi cancellato mezzo secolo (Mon Dieu posso ormai parlare in secoli del mio passato!!) e mi fossi ritrovata ripulita dalla vita vissuta e pronta a riaffrontare tutto con speranze rinate, animo limpido, grandi attese e certezze.
Che cosa magnifica: un bagno nello spirito ineguagliabile della giovinezza.
Ora qui, con il camino acceso, mi guardo intorno e vedo i miei orsi, i miei oggetti folli raccolti negli anni, osservo il micio che se la dorme qui sul divano dello studio mentre mi riascolto tutte le canzoni del film originale: … me ne volo via nei sogni e nei ricordi che mi ricaricano della vecchia speranza, quella che si potesse rendere il mondo un posto migliore, con le persone che si potevano ritrovare nelle cose semplici, nei sentimenti basilari come l’amicizia, nella speranza comune di volere fare qualcosa insieme.
Bene, capisco vi sembri una cosa stupida, ma mi ha fatto stare così bene che ho subito sentito l’esigenza di condividerla con voi.
So che molti tra voi sono ben più giovani di me, ma altri sono dello stesso periodo e avranno vissuto come me l’incanto dell’andare al cinema a vedere questo film [ già di per sé l’andare al cinema era qualcosa di speciale], l’attesa di quel momento, la magia della proiezione e poi il raccontare a tutti l’accaduto, la trama e gustarlo e rivederlo con gli occhi della memoria.
Chi è il vero vincitore di questo momento? la SEMPLICITÀ.
La nostra di giovanissimi, ma anche quella della società, almeno per quello che arrivava a noi.
Perché in fondo basta davvero poco per trovare una forma di felicità, non abbiamo bisogno di grandi cose, ma di piccole: sincerità, amicizia, onestà, famiglia.
Tutte radici che ci tengono saldamente ancorati alla terra.
E allora, anche se forse per voi è stato differente, io spero che riascoltare questa canzone vi faccia assaporare la serenità che ho provato e ancora ho dentro io.
Buon pomeriggio a voi tutti.

La mia firma con la zampa d'orso!

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