LioSite, passato e presente. No futuro.

LioSite, passato e presente. No futuro.

Continuo a chiedermi il senso del portare avanti il mio sito.
Lo faccio perché è l’unica cosa che mi fa alzare al mattino e mi porta qui davanti al PC.
Lo faccio perché le ore da fare trascorrere sono troppe, sono tantissime e il silenzio che mi circonda mi fa capire cosa sia essere soli.
lo faccio perché non ho la forza o il coraggio di fare scelte diverse, che possano in qualche modo portare a risolvere il trascinarsi della mia vita.
Ma sempre più spesso mi chiedo il perché?
LioSite era nato tantissimi anni fa come un “Telefono – casa”.
Lo ricordate ET? Quanta dolcezza in quell’immagine. Amai quel film dalla prima volta in cui lo vidi ed allora non sapevo che anche per me sarebbe venuto il tempo del rimpianto e della lontananza.
Avevo iniziato a lavorare al mio sito ancora in Italia, ma troppe erano le cose da fare , troppi gli impegni a tenermi occupata e comunque lontana da quel lavoro.
Ma qui, per un paio di anni sembrò che le cose potessero andare avanti. Contatti con gli amici di sempre via Messenger, via ICQ, mail e telefonate. Avevo creato un piccolo gruppo di grafica – Graphic Addicted – lo chiamavo il mio “salotto”.
La mia vita girava intorno a quel gruppo, andavo a letto dopo avere salutato e dato il buongiorno agli iscritti italiani. E mi alzavo prestissimo perché mi pareva di lasciare solo un bambino che aveva bisogno di me….. Come ero ridicola!
Eppure, fino a che durò mi aiutò a tirare avanti, mi fece conoscere persone splendide che illuminarono le mie giornate, che mi fecero compagnia. Almeno fino a che mi riuscirono a capire.
Già perché non era facile nemmeno allora capire cosa quel gruppo era per me, esattamente come prima di quel gruppo vi erano i forum warez ed altre iniziative.
Ricordo Napster, Gnutella e le loro chat! La ricerca degli “altri” c’era anche quando gli amici li avevo ed erano reali, almeno io credo lo fossero.
Anche se poi la vita ti insegna di come sia tessuta con il filo di un ragno l’amicizia.
Poi chiusi il gruppo, avevo capito che il significato che aveva per me era, per altro ovviamente, molto differente da quello che era per gli iscritti.
E da allora il buio pian piano si infittì. Persi quei pochi amici che avevo, che credevo di avere. Ma erano conoscenze che non erano nemmeno suffragate da un punto di incontro: ci si era trovati per caso nella rete, per me erano diventati parte della mia vita, per loro ero solo una tra i mille lontani contatti. Sapevo che era logico: loro  avevano la vita reale, con gli amici reali, con gli impegni reali. Io no.
E così pian piano sparirono tutti ed io li ricordo uno per uno, perché loro sono stati parte della mia vita ed in fondo lo sono ancora. Potrei scrivere qui i nomi di tutti, Zapp, Faz, Loris, Romeo, Losagen…
E poi le amiche della Grafica di cui alcune ho trovato traccia su FB. E ancora CookAround, il forum di cucina. E ancora, ancora e ancora….. Fino a quando non ci sono più riuscita a cercare e trovare compagnia, sapendo che poi sarebbe scomparso tutto in una bolla di sapone.
Perché questo era quello che continuava ad accadere ed ogni volta io restavo senza fiato. Capivo i motivi, li accettavo perché era logico fosse così: le persone non possono perdere il loro tempo con “qualcuno” che esiste solo per modo di dire, che non è reale, che forse nemmeno ti racconta la verità.
Perché è accaduto anche questo: di essere stata accusata di raccontare cose non vere e addirittura di avere messo fotografia di casa mia che non erano casa mia!! Che razza di schifosa bugiarda dovevo essere per loro ….. solo perché io raccontavo la mia vita, la mia verità!
Sono state ferite dolorose per me. Micidiali. Io mi aprivo completamente dando fiducia a chiunque mi dimostrasse un minimo di amicizia: ne avevo così bisogno! E loro pensavano io mentissi, fossi falsa. O la bella casa era una bugia (doveva essere di qualcun altro….) o perché mai avrei dovuto essere infelice?
È stata una lezione durissima: avrei dovuto imparare a non fidarmi più di nessuno e soprattutto a non dare agli altri le conoscenze attraverso cui ferirmi a morte.
Ma per me era impossibile: sono fatta così. Ho bisogno di aprirmi agli altri, di parlare, di condividere. Per me tutto questo era la vita, era potere avere l’aria per respirare. Senza.. beh, senza morivo.
E alla fine in fondo è quello che è accaduto. Sono morta, o meglio, una gran parte di me è morta, sparita per sempre, nascosta dove non poteva più essere vista. E quello che è rimasto era solo una piccola parte di me, forse la peggiore, forse la più distaccata. Comunque non ero io.
Ed è stato allora che ho iniziato a lavorare 12 ore al giorno per cambiare il sito, per renderlo piu’ attraente, per farlo crescere, per metterci qualcosa di me, del poco che ancora c’era della vecchia Lio prima che sparisse del tutto.
Lo avevo concepito anche come qualcosa di me che volevo lasciare a Chiara, che dei miei figli era forse l’unica a potere capire cosa stava dietro a LioSite.
E ci ho lavorato e ancora ci lavoro. Dal mattino appena mi alzo fino alla sera quando vado a letto. Ho quaderni interi di citazioni che coprono più di 40 anni della mia vita, libri contrassegnati a lato, ebook che ho preso per rendermi più facile il riportare sul sito le frasi che amavo. Ho imparato ad usare la dettatura elettronica, ho imparato ad usare Dreamweaver, i CSS, l’HTML. Poi mi hanno fatto capire che il sito era fruibile solo da me che lo conoscevo, che mancava una vera tecnica che lo rendesse leggibile a tutti.
Ed allora ho cercato per mesi di trovare una soluzione. Io vivo in una nazione in cui la lingua non è italiana e dovevo trovare invece qualcuno di cui fidarmi, qualcuno a cui fare capire cosa doveva essere LioSite. Perché il sito non era un sito normale, era la mia anima, la mia vita imprigionata nel nulla della rete. Il primo tentativo andò decisamente male, mi fregarono e non si arrivò a nulla. Per anni continuai a lavorarci io ma restava solo un punto nel vuoto. Solo io sapevo che esisteva, era solo una torre nel nulla ed io ero la principessa imprigionata. Concedetemi per una volta di fingere di essere io la principessa invece che essere come sempre la strega o il rospo….
E chiedevo ovunque aiuto, nei forum di html, di grafica, ecc. ecc. Ma le risposte erano risposte date da chi aveva la conoscenza e non capiva che chi le riceveva invece era solo una poveraccia che tentava di capire. Parole al vento ovviamente: nessuno ha il tempo per una vecchia signora che vuole realizzare un sogno. Un sogno che si è trasformato nella sua stessa vita, nel salvagente che la tiene a galla.
Poi un giorno ho trovate un moderatore di un forum e seguendo link ho visto che faceva siti di lavoro: e così ha preso vita l’ultima versione di LioSite.
Ma come farlo crescere? Come fare che diventasse un punto di incontro? Come poterlo rendere qualcosa di vivo, qualcosa che mi facesse credere che qualcuno mi aspettava, che c’ero anche io nella vita di qualcuno?
Ci ho provato con Facebook, con Twitter, con Oknotizie, con Google+, con Stumbleupon, Pinterest, Tumblr…… Ma non volevo chiedere. Speravo che le cose si sarebbero mosse da sole. Che prima poi si vedesse che c’ero, che il mio sito era una persona, non un sito commerciale, non qualcosa che aveva dei fini strani. Per questo la grafica per me era importante e la ho curata tantissimo, le immagini dovevano dire qualcosa e le ho passate una per una. I testo dovevano avere un significato e non essere barzellette o stupidaggini.
Ma è stata una lotta inutile. Le altre pagine su Facebook crescevano. Partite insieme a me in un anno sono arrivate a cinque/diecimila iscritti ed io sono arrivata a fatica a 300.
Cosa non andava? Cosa c’era di sbagliato ancora?

L’ho capito solo ora.
Di sbagliato ci sono solo io, nulla d’altro.
Il sito credo sia bello, ben fatto e piacevole. Ma nessuno interviene, nessuno risponde o interagisce. Nessuno condivide o fa conoscere questo sito. Ci si viene,(i visitatori dalle statistiche ci sono e aumentano) si prende quello che piace e si scappa. È troppo evidente da quello che scrivo che io ci sono e che vorrei ci fossero altre persone e questo non è quello chela gente vuole. Una persona evidentemente depressa, in preda a sensi di colpa, che è triste, che si sente disperata…… Per carità, scappiamo. J Come dargli torto?
Nel blog nessuno parla: è ovvio, cosa dovrebbero dire? Forse solo : che palle!
Su Facebook nessuno condivide: ovvio, ci sono citazioni più allegre, meglio proposte.
I “Like” non arrivano: che pretese, cosa offro in fondo io?
E allora vedo che anche  LioSite ha gli stessi problemi di Lio: non sa farsi amare né tanto meno farsi apprezzare.
Ma allora perché andare avanti?
Perché alzarsi al mattino e correre qui per postare una citazione che vorrebbe essere di buongiorno ma che non lo è. In Italia è già pomeriggio quando mi alzo io……….
Perché lasciare acceso il PC fino a mezzanotte e venire qui per postare qualcosa prima di andare a letto, farlo nella speranza che almeno quello possa essere l’orario in cui magari qualcuno lo vedrà e lo condividerà.
Perché restare attaccati ad una zattera che affonda? Scrivere sul blog e non pubblicare quello che scrivo perché sono pensieri personale e so che a nessuno fa piacere leggere della sofferenza degli altri. Si ha già abbastanza da soffrire per noi stessi e almeno online vogliamo trovare cose divertenti. È vero, lo capisco bene. Sono io che sono sbagliata. Sono io che cerco nel posto sbagliato quello che non ho saputo creare nella realtà. Sono solo io che sono disperatamente malata di silenzio e solitudine. LioSite non può essere una cura a tutto questo. Perché una cura non esiste.
I “Like” potevano essere la pillola della dimenticanza, quelli che ti fanno dimenticare l’unica vera realtà: quando si è soli non si cambia.
Ma sarebbe stata una bella favola, un vivere illusa, un credere di avere una vita.

La mia firma con la zampa d'orso!

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