La paura e il farsi fregare …

Mi piacciono le persone che ammettono le loro paure.
Forse perché io stessa ne faccio parte e sono assolutamente concorde con questa citazione di Bufalino.
Scrivere è aprirsi, esternare quello che si ha dentro: lo considero l’opposto della chiusura totale che vivevo con la depressione in cui il male e la paura erano una muffa che mi avvolgeva. Vergognarsi di quello che provo, di quello che vivo, scelto o accaduto che sia, è un sentimento che non mi appartiene.
Forse per questo il mio Blog (il cosiddetto Lio-Pensiero) si chiama proprio IO-LIO.
Quello che sono, mediocremente umana ma in continua ricerca; grata alle occasioni che la vita mi propone e che forse sono riuscita ad interpretare troppo tardi.
Quello che noi siamo credo venga da infiniti elementi, ma temo che la paura di affrontare la vita, di combattere con noi stessi, di cercare la via corretta da seguire sia uno degli elementi preponderanti.
E allora perché renderla ancora più grande e più oscura, ancora più difficile ad affrontarsi tenendola nascosta dentro di noi e facendocene mangiare giorno dopo giorno.
In fondo nell’onestà del pensiero interno a noi stessi, sappiamo che non è un qualcosa che solo noi conosciamo, quindi perché vergognarsene e nasconderlo? Non è una via migliore ammettere il problema, scoprire che siamo in molti a soffrirne pur con origini diverse e in fondo chiedere aiuto o anche solo il conforto di poterne parlare?
Ricordo tanti anni fa, doveva nascere Marco che invece se la prendeva comoda in tutta tranquillità, probabilmente aveva capito che si stava meglio dove era …. Io avevo una paura nera del parto e continuavo a ripetermi: “Ci sono passate tutte le donne, ci passerò anche io” ma in fondo non mi sentivo poi così convinta.
Grande gioia quando si stabilì che nonostante il pilotato, l’inerzia uterina la vinceva e quindi si decise per il cesareo: non affrontavo qualcosa di sconosciuto ma un intervento chirurgico, cosa già abbondantemente conosciuta e che non temevo assolutamente.
Accadde lo stesso con Chiara e con un bimbo intermedio mai nato.
Quindi la paura è in noi, ma si cerca di fingere con sé stessi e dimostrarsi forti, almeno esteriormente.
Cosa capita poi? diventi una “donna forte”, a cui tutti si rivolgono perché tu non hai mai paura, affronti tutto e via col liscio … frittata fatta e per tutta la vita reciterai.
Sarai la presenza che porta concretezza, forza per affrontare situazioni difficili, che cercherà di caricarsi del peggio per rendere le situazioni meno pesanti. E io ci ho creduto davvero, e sono felice di avere provato ad esserla.
Non so se poi lo sono realmente stata, non posso giudicare me stessa: ma ci ho provato davvero.
E ho pagato il prezzo, un caro prezzo. Seppellisci giorno dopo giorno le tue paure sotto il carico di quelle degli altri, affronti con loro o per loro altre paure e le tue restano lì, irrisolte, a crescere nel buio.
E quel buio cresce, soprattutto quel buio che ti opprime ogni giorno di più e che nel momento in cui resti senza amici, senza uno sfogo anche solo di parole, esplode e ti inghiotte: depressione!
Quindici anni prigioniera, attualmente in libertà condizionale grazie a infinite pillolette, ma soprattutto grazie ai vari “amici Fritz” arrivati a trovarmi e che mi hanno costretta a fare un po’ di conti con me stessa.
E lo scrivere è stato il mezzo, scavare trincee di parole ma non per nascondermi, al contrario per emergere e dire quello che è la vita per me e che potrebbe essere anche per altri.
Paure, dolori, ma anche gioie, soddisfazioni piccole piccole.
Delusioni, riconoscimenti che speravi di ottenere e per cui avevi tanto lavorato e che non sono mai arrivati, incomprensioni dovute al non essersi forse mai spiegata chiaramente, e via quante quante cose saltano fuori quando finalmente si decide che è giunta l’ora di dare fiducia alle persone.
Sconosciuti se non hai amici. OK, mi sta bene il rischio.
Cosa sono io di differente dall’essere una sconosciuta per chi mi legge?
Posso solo essere sincera, farlo capire, cercare di raggiungere il cuore delle persone spiegando che non si vuole carpire la fiducia di nessuno ma solo aprire una via di comunicazione RECIPROCA.
“Amico Fritz” ha fatto anche questo, mi ha ridato il coraggio che avevo perso di comunicare e condividere me stessa.
Ma ne parleremo ancora, credo sia un bel discorso da fare.
Intanto se non volete leggermi, godetevi anche solo la citazione su immagine 😘

Firma LIO con impronta di zampa


14 risposte

  1. Buongiorno/Buonanotte Lio, guardo sempre l’orologio, calcolando le sei ore, all’inverso di come facevo quando stavo dalle tue parti. Piccola intro, per allontanare dalla mente il pensiero delle paure incombenti. Pensa, per carità è un “pour parler”, non certo una competizione di paure, ma nel ormai lontano ’94, quando da Toulouse, dopo una breve ricorsa il jet staccò il suolo, andai in tilt totale. Certo di un viaggio senza ritorno possibile. Alle spalle solo macerie, mie. E dove sto andando, a far che, ma perché poi. Ma che diavolo ho combinato, che mi son fatto, tutto da solo? ore e ore di oceano sterminato sotto. E poi i boschi a perdita d’occhio ed il caldo e generoso “benvewnuto” del Quèbec, fece recedere le paure. Che immancabilmente si ripresentarono, puntuali, quando, non per scelta, fu necessario fare il percorso inverso. “Ma io non voglio tornare a Napoli”, qua sto benissimo. Ma poi torno a fare che? E stendo un materasso pietoso su altre considerazioni e varie realtà amene, che inevitabilmente ritrovai, ritornando, appunto. Le paure, nelle varie forme, ci accompagnano, mi verrebbe da dire fin dal primo vagito. Cos’è se non paura quella? “Ma stavo così bene là al calduccio, come un pesciolino, filtrato dall’orrore del fuori…” e invece tocca venir fuori. Non so come si fa, ma si fa. Bisogna farsela amica la paura. Altrimenti ti blocca. Anche il respiro. Buongiorno/Buonanotte, cara Lio.

    1. Paolo, la paura per compagna di vita non credo sia la scelta migliore, ma ignorarla penso sia ancora peggio. Esiste, dobbiamo riconoscerlo. È un difetto? No, non credo. Penso sia un accessorio della vita, non credo sia la paura che dovremmo temere, ma quella forma di presunzione o di orgoglio che vorrebbe portarci a nasconderla.
      La vera forza in fondo esiste quando reagiamo alla paura, il parlarne forse potrebbe essere un metodo migliore di altri per sfatare la sensazione di sentirsi “inferiori”.
      Resta ferma la mia convinzione primaria: che si parli di qualsiasi cosa, bella o brutta, poco importa, purché se ne parli, si condivida, si ascolti, ci si trovi uniti e vicini, si allunghi una mano anche solo mentale a sfiorare quella di un altro: solo così il mondo potrà essere un posto degno di vita.
      Un abbraccio

  2. Ciao Lio, sottoscrivo in toto tutto quello che hai scritto. In 60 anni di vita , 40 li ho passati a convincere tutti quelli che mi stavano attorno che dovevano fidarsi di me, che nel momento del (loro) bisogno io ci sarei stata sempre e comunque dimostrando una sicurezza e un’assenza della paura che io ero e sono ben al di là dal provare…Sono diventata il refugium peccatorum delle emotività, ansie, paure altrui che funzionano come cassa di risonanza per le mie… e ovviamente, invecchiando, la cosa sta cominciando a pesarmi , ma come o a chi chiedere se non aiuto almeno una pacca sulla spalla o un “ Vedrai, andrà tutto bene” , (mi andrebbe bene anche solo questo), non a qste persone certo, che vedrebbero di me un lato fino ad ora completamente sconosciuto e a qsto punto anche poco credibile e nemmeno a quegli amici che consideravi veri amici e con i quali hai condiviso proprio tutto ma che all’improvviso si palesano sotto un altra luce, perché le vicende della vita, le circostanze li cambiano e li trasformano. Ho acquisito, durante gli anni, una tale capacità e destrezza nel mentire, cioè nel dimostrare agli altri come NON sono, che qualche volta riesco persino a convincere me stessa…Però, se dovessi rinascere, probabilmente rifarei tutto da capo, io credo di non essere capace ad esprimere me stessa in altro modo.

    1. Mia cara Luisella, ci stiamo raccontando un uguale percorso di cui alla fine siamo diventate sia protagoniste che vittime.
      E come giustamente dici tu, la recita e la realtà alla fine si sono talmente amalgamate che forse noi stesse non siamo più in grado di distinguere. Per me è stato forse più facile (o quanto meno giustificato) il dovere accettare che gli “amici” si defilassero o comunque non corrispondessero a quello che per me erano invece loro. Nel mio caso ho potuto cercare di nascondermi dietro la distanza, la perdita di confidenza e di contatti, ma nella realtà credo che non sarebbe stato differente anche rimanendo.
      Nel mio cuore resta la convinzione che certe persone sono comunque differenti, speciali, insostituibili e mi ci attacco come una cozza allo scoglio, ma solo mentalmente. Mi illudo della loro presenza, ci credo, li sento dentro di me e la recita continua 🙂
      Siamo quello che abbiamo comunque scelto di essere, poco importa il perché della scelta.
      Un abbraccio e grazie 💚

    1. Ciao Carissima Gianna, parole le mie, fiati che escono e che non voglio controllare.
      Qui trovano una casa, se altri poi trovano loro ancora meglio: si rompe la solitudine senza ingombrarci la vita e senza imporsi a nessuno 🧡

  3. Grazie Lio, leggerti è sempre per me riflettere sul mio percorso. Anche io sono sempre stata un po’ ‘quella su cui contare’. Non mi sono mai appoggiata a nessuno…ed è vero, il prezzo della presunta forza è spesso la solitudine…

    1. Ciao Tiziana e grazie per essere stata qui… La solitudine, dicono che sia dei forti: tutte storie.
      Io credo che nessuno se la scelga come ragione di vita, ci si arriva, ci si casca, ci si vuole mettere alla prova o, nel mio caso, si vuole cercare di sfatare l’opinione comune che non sei nulla, che vali poco. E allora pensi di dovere dare di più, molto molto di più di quello che vedi fare in giro.
      Se loro sono i bravi ed io farò meglio, allora sarò forse considerata brava anche io… Non è in effetti andata così ma gli anni sono passati, la vita è quasi al termine e poco si può ormai cambiare. Io parlo perché in fondo credo che parlare sia un modo di dare coraggio, di invitare le persone a fare lo stesso, ma alla fine poco importerà.
      Mi basta farlo 💞

  4. Cara (permettimelo) Lio, che bello aprire fb e trovarti, leggerti e riflettere. E’ vero, spesso non trovi miei commenti perché faccio fatica a “lasciarmi andare” e “farmi vedere” dagli altri, però ci sono … la tua pagina non la perdo mai. Assorbo come una spugna tutto ciò di cui ci rendi partecipi, soprattutto faccio incetta delle tue parole: qualcosa mi scapperà (la mia capacità intellettiva e intellettuale non sempre è all’altezza) ma sarà solo per far posto ad altro. Un abbraccio e un pensiero da un’inadeguata cronica. Continua ad essere forte. Ciao, Ornella

    1. Carissima Ornella, tu parlidi bella sorpresa e me ne stai regalando una senza pari.
      Trovare dei messaggi qui, a cui spesso rispondo pure in ritardo non per non voglia ma per stanchezza (quasi cronica), fa parte delle cose più belle. Ho messo da parte ormai il sogno di vedere crescere la mia pagina Facebook, è stata dura e continua ad esserlo per me da digerire, ma non si cava sangue ad una rapa e se le persone vogliono altro rispetto a quello che io posso proporre, non sono in grado di accontentarle. Alla fine ti sembra di tornare ad essere quel bambino del passato, che guardava i compagni migliori di lui, più amati e scelti come esempio da tutti, vedi il tuo impegno a cercare di imitarli, a tentare di essere come loro, per potere far parte dei prescelti, dei condivisi. E poi scopri che non hai le caratteristiche della pagina di successo, della persona di successo, del leader seguito: ti manca il physique du rôle, l’apparenza che le persone vogliono, l’allegria e la leggerezza delle proposte.
      Insomma balena sei di nome e di fatto, queste cose non cambiano mai.
      Tu usi la parola “inadeguata”, direi una parola perfetta per chi si sente sempre diversa, sempre inferiore, altro.
      Poi ci sono i piccoli grandi momenti in cui si riceve un messaggio come questo, in cui riesci a sentire finalmente i polmoni espandersi completamente, riesci davvero a tirare il fiato fino in fondo e ti senti girare la testa, sensazione strana e bellissima.
      Sai bene perché ti conosci e cerchi di essere onesta con te stessa, che questo non ti basterà, ricascherai nel girone infernale dei like che non ci sono, del numero che non cresce, delle condivisioni che sogni e basta, Ci ricascherai perché non sei in grado di uscirne, perché sei ancorata a concetti di successo o insuccesso che in fondo non ti appartengono, ma che hai voluto fare tuoi, forse per entrare ed essere parte del “branco” dei vincenti.
      Ma tu (io ovviamente) non sei una vincente, sei solo una perdente e alla mia età lo so da tempo.
      Poi ti guardi in giro e ti dici: “Qualche cosa di grande la ho anche io, una bellissima famiglia, dei figli incredibili, un marito che mi ama, qualche presenza lontana ma comunque presente”.
      E capisci che c’è decisamente di peggio, e che si tratta forse solo di imparare a vedere le cose in una ottica differente.
      Io, contrariamente a te, devo “lasciarmi andare” e “farmi vedere”, forse è l’unica cosa che mi fa ancora credere di esistere: il mare di silenzio che mi circonda mi ha coperto e quando mi metto a nudo sono come un animale che respira l’ossigeno di cui necessita prima di tornare al buio.
      Ricambio con amicizia il tuo abbraccio
      lio

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