Una piccola storia

IO - LIO

Gutta cavat lapidem
[non vi sed saepe cadendo]

Prima domanda:

Chi sono?

Questa sono io.

Io, Lio.

Per la prima volta pubblico una mia foto nel web.
Come vedete sono vecchia, sono più brutta che bella, sono pure balenottera … ma sono io e non posso cambiare questo dato di fatto. Inutile nascondersi dietro un muro come ho sempre fatto in 25 anni di web.

Se parlerò solo a me stessa, almeno avrò un interlocutore con un aspetto definito.
Se altri capiteranno per caso, sapranno chi vive dietro a queste pagine, che viso abbia, chi sia.

Ecco il perché di questa pagina, una presentazione veloce sarà sufficiente, il resto lo si scoprirà attraverso i miei post.

Sono ovviamente italiana, di Bergamo, ma vivo in Canada da quasi 20 anni. Sono qui da quando mi hanno fatto capire che in Italia non avevo più una famiglia o meglio, quando l’ultimo componente della mia famiglia mi ha fatto capire che io non esistevo proprio e che ero di troppo. Contemporaneamente mio figlio ebbe la folgorazione di non volere più restare in Italia dopo avere trascorso un anno come exchange student in Canada e io – come sempre completamente pazza – decisi in 4 mesi di lasciare l’Italia.

Questo accadde per diversi motivi che avevano trovato terreno fertile in quel momento orribile della mia vita

  1. Non volevo costringerlo ad una scelta drammatica tra quello che voleva e la sua famiglia, visto che io da ragazza avevo dovuto fare quella scelta e per tutta la vita ne ho sofferto e ho pagato.

  2. Dall’altra parte non riuscivo IO a concepire un futuro lontano da uno dei miei figli.

  3. Più di ogni altra cosa non sopportavo l’idea che i miei figli si allontanassero l’uno dall’altro. Ho lottato dal primo giorno della loro vita affinché fossero uniti e capissero il valore di essere una “famiglia” ed anche questo nasceva da quanto avevo vissuto io e mi aveva distrutto.

  4. L’Italia sembrava essere sempre più sull’orlo di un precipizio e io avrei voluto per loro un futuro migliore e più sicuro.

  5. E, dulcis in fundo, io stavo morendo dentro a causa di tante cose vissute a partire dalla morte della mamma e questa mi sembrava una scelta che potesse dare anche a me la possibilità di ricominciare una nuova vita.

Ed eccomi qui, sono passati gli anni e le cose non sono andate come io avrei voluto.
Ma si va avanti ed ogni giorno si cerca uno spunto per affrontare la nuova giornata.

I miei figli sono diventati grandi, vivono entrambi fuori casa lontani km da me.
Sono due splendidi figli, diversi tra loro in un modo incredibile, ma entrambi sono i figli che ogni madre avrebbe voluto avere.

Eppure io non sono felice … perché?
Forse perché i rapporti tra loro si sono persi per strada, o perché anche tra me e mio figlio è accaduta la stessa cosa.
Forse perché io sono una incontentabile e trovo sempre da ridire sulle cose.
Forse perché non ero pronta ad affrontare la solitudine e questa immensa inutilità.
Forse perché speravo che la mia famiglia si allargasse in affetto e amicizia con le persone che i ragazzi avessero scelto per compagni nella loro vita adulta.
O forse in fondo, solo perché io sono sbagliata, fondamentalmente depressa e insicura (retaggio della mia giovinezza) ed era meglio che prendessero le distanze da me per il loro bene.

E questo lo posso accettare ed anzi devo essere felice che almeno uno di loro sia riuscito a farlo impedendo a sé stesso di farsi “fregare” dal peso di una infelicità materna a cui comunque non avrebbe potuto dare nessun aiuto.

Questa per sommi capi la situazione attuale. Qui con me in Canada è arrivato dopo qualche anno, anche mio marito … poveraccio…. Credo che sia stata una dimostrazione di amore enorme nei miei confronti visto che lui qui, forse anche più di me, è solo e tagliato fuori da tutto.

E anche di questo la responsabilità è mia … insomma le mie scelte sono cadute come una mannaia su tante persone, troppe. Ed è un peso e una colpa con cui debbo convivere quotidianamente. Vorrei potere cambiare questa situazione o forse vorrei potere sapere se avrebbe potuto essere diverso per mia figlia, se io non avessi fatto questa scelta.
Ma sarebbe troppo comodo, come diceva mio padre: “Hai voluto la bicicletta? ora pedala!”

Quindi non sono certo una donna di “successo”, anzi, proprio il contrario.
L’unico successo sono i miei figli, ma in quel successo il merito è loro. E ne sono molto fiera. Non sono stata una mamma affettuosa, non sono mai stata capace di esprimere i miei sentimenti con le parole. Li ho amati più di ogni cosa, ma forse non ho saputo nemmeno farglielo capire. Ed anche per questo non posso che dire “mea culpa”.

Ecco qui qualche spunto su di me … non è un bel quadro, ma è la realtà e parlarne è giusto perché la realtà va sempre affrontata in ogni modo, anche quando fa male.

Seconda domanda:

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