I’m Goin’ Down

I’m Goin’ Down

È passato solo un mese, anzi di meno, eppure sembra avere pesato su di me come se fosse stata una vita intera.
Questo mese è riuscito ad affossare le mie speranze, a rimettermi nella buca da cui cercavo di uscire da anni. Ma quando le speranze crollano allora è certamente più facile scivolare verso il basso che continuare a resistere.
Mi sento come un animale in trappola e cerco rifugio nell’angolo più buio di me stessa. Altri porti in cui rifugiarmi non ne ho. Sono lontani i tempi in cui bastava una telefonata ad una amica, o meglio, all’amica…. Per ritrovare un po’ di coraggio e tentare di andare avanti.
Sono passati i tempi in cui nella mia vita c’erano degli amici, c’erano delle persone vive, c’erano posti in cui andare, numeri di telefono da chiamare. Oggi nella mia vita non c’è proprio più nulla oltre al vuoto. Ed io non riesco ad abituarmici. Dieci anni di silenzio non sono stati sufficienti per farmi accettare questa vita fatta di mutismo, di assenze, di solitudine, di inutilità.
Non ci riesco, proprio mi è impossibile adattarmi a questa vita. Posso cercare di tirare avanti, posso tapparmi il naso, posso chiudere gli occhi e ancora camminare. Ma questa non la posso più chiamare vita. Forse solo sopravvivenza e onestamente credo di avere “vissuto” già abbastanza per non dovermi costringere a sopravvivere.
Il senso della mia vita è sempre stato negli altri, ora che non ho altra presenza che la mia non so come tirare avanti, non ne sono capace.
Certe cose si fanno perché si devono fare, non certo perché lo si voglia. E alle volte il costo in termini “umani” di queste cose, è troppo alto.
Questo trasloco è stato terribile per me, sia dal punto di vista della fatica che per tutto il resto.
Ho dovuto affrontare troppe cose che non volevo vedere o che forse vedevo ma cercavo di accantonare.
Ho dovuto scoprire la mia nuova realtà, quella di una persona con gravissimi problemi fisici. E questa cosa mi ha lasciato senza fiato, con una sensazione di terribile paura dentro. Ma questa paura non la posso rendere esteriore, non posso parlarne con nessuno e allora cresce e diventa sempre più grande e sempre più pesante da portarsi addosso.
E così, per non scoppiare, ora mi sono messa a scriverla qui sapendo che nessuna delle persone della mia famiglia legge questo blog (a che scopo del resto dovrebbero farlo?). E che i pochi amici del passato hanno di meglio da fare che andare online a vedere uno stupido sito di citazioni ed un ancor più stupido blog.
E così posso scoppiare qui, dove nessuno mi legge o mi sente, qui dove ho trovato la mia tana buia, il mio cimitero degli elefanti.
Da buon elefante di fatto, posso percorrere il mio solitario cammino fino a qui. E posso farlo con un minimo di dignità, senza rischiare i consueti giudizi impietosi da parte di chi non capisce.
Perché gli anni mi hanno insegnato qualcosa, per esempio che c’è una linea di demarcazione invalicabile tra chi è depresso e chi – grazie al cielo – non conosce assolutamente questa malattia.
Arriva il momento in cui si smette di reagire e si accetta quello che avviene, solo perché si sa che è inutile reagire: le cose vanno come vogliono e diventa inutile l’opporsi. E poi, soprattutto, ora on c’è più la forza di opporsi. Parlo della forza fisica, quella di “Lio – mani d’acciaio” !!! Ricordi Patri? Le risate che ci facevamo su questa cosa? Oggi sono solo ricordi, la realtà è una diversa. È quella di una Lio che alle volte non riesce nemmeno ad avere abbastanza forza nelle gambe per alzarsi dalla sedia e sempre per farlo deve avere almeno due solidi appoggi. E talvolta non sono sufficienti e ricado a sedere.
E la capacità di sognare che mi ha sempre salvato sta sparendo, perché i sogni non si possono sempre fare da soli, non hanno nessun senso. Anche se potessi avere le cose più belle del mondo che senso queste potrebbero avere se non le potessi condividere con nessuno?
Ricordo quante volte mi sono divertita ad andare all’IKEA sognando le cose che mi sarebbe piaciuto avere. Patri ed io a ridere per nulla, mentre si sognava. Ma mai siamo uscite da un IKEA senza avere comprato anche solo una sciocchezza. Erano oggetti che ci prendevano la fantasia, che ci facevano sognare e per farlo bastava anche solo l’oggetto da 1000 lire.
In questa settimana mi sono trascinata per ben due volte all’IKEA e non per guardare, visto che ho una cucina da rifare, un bagno da rifare, scatoloni di cose che devono trovare un posto da qualche parte. Eppure entrambe le volte sono uscita senza nemmeno avere speso un solo dollaro.
È che tutto sta girando al contrario, la casa continua a rivelare nuovi problemi, affrontare le cose dove non conosci nessuno, dove fai fatica con la lingua, dove tutto è differente, è una impresa faticosissima. Ogni volta cercare di farsi capire, ogni volta nuove difficoltà: questo non si può fare, quello non è permesso, quest’altro non si sa chi chiamare…… Ed ogni giorno è una battaglia ed io non ho più voglia di combatterla. Anche perché per combattere devi avere uno scopo ed io non lo ho. Stiamo vivendo da accampati, senza una cucina, senza nemmeno un frigorifero, mangiando pane e maionese, pane e paté e cose simili. Pasti normali, pasti caldi, verdure, frutta…. Dimenticati!!! Ma tanto che cambia? Le cose che servono le possiamo anche togliere dalle scatole se non riusciamo a trovare un armadio. E se la lavatrice non lava….beh, possiamo mettere le cose lavate con macchie! E se la cucina ha bisogno di avere la luce accesa sempre a mezzogiorno come a mezzanotte, che problema c’è? Basta non stare in cucina 😀 😀
Ma se anche la sala è così? Basta andarci solo quando è buio, così la situazione sarà normale. Io sono una che ha sempre amato la luce e senza la luce mi sembra di essere ancora più morta.
Forse anche questo ha un peso sulla situazione attuale? Forse…. Ma non serve trovare giustificazioni. Alla fine l’unica cosa che conta è cercare di fare passare il tempo. Farlo passare sopra di te, giorno dopo giorno, tentando di non opporti mai a lui. Perché se lo fai perché non ti sta bene la situazione in cui sei, non farai altro che stare peggio. Tieni un profilo basso dicevano…. Ecco, questo debbo cercare di fare, rintanarmi nel mio angolino più interno, dentro di me, in fondo in fondo. E chissà, forse un po’ di pace la troverò. Insieme al silenzio, alla solitudine, al freddo dell’anima e all’assenza di tutto.

La mia firma con la zampa d'orso!

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